Commedia

Uno di quei classici della letteratura il cui titolo resta in un grumo di sinapsi da qualche parte finchè capita l’occasione, spesso casuale, che stavolta è stata l’associazione con il recente film, che peraltro non ho visto.
Mi si è associato anche a Tempo di uccidere di Flaiano, per l’estraneità di entrambi i protagonisti al mondo che li circonda e che sentono alieno, nell’insensatezza dello starci: “gettati”, direbbe Heidegger.

Forse “L’estraneo” mi sarebbe sembrato un titolo più adeguato.
La storia racconta del protagonista che passa dalla morte della madre a uccidere senza motivo – “è stato il sole negli occhi”, risponderà al processo – un arabo sulla spiaggia.
Siamo nell’Algeria colonia francese e credo sbagli di grosso chi ci ha visto istanze politiche, quando l’unico tema è quello dell’estraneità al mondo dell’essere umano, per quanto sollecitato da ogni parte – il poliziotto, il giudice, il cappellano – a cercarsi dentro ragioni del proprio modo di stare al mondo.

Tutt’altro che consolatorio, cattura in modo stranamente magnetico.
Interessante anche l’introduzione di Saviano che, come sempre faccio, ho letto dopo il romanzo.
Da leggere assolutamente.