Lavorare con il Caviardage

Caviardage? Ci può entrare qualcosa il caviale, solo perchè è nero? E a chi è venuto in mente di annerire parole e frasi, e cancellare immagini, per estrarre quel che nella pagina già c’era e non era visibile?

In questo episodio del podcast analizziamo il potere trasformativo della cancellazione creativa e della poesia visiva attraverso questi nuclei concettuali:

  • Dalla censura all’atto artistico: L’annerimento selettivo del testo a stampa, ispirato all’opera di Tom Phillips, trasforma un vincolo censorio in un’opportunità di illuminazione espressiva.

  • La sottrazione che rivela: L’eliminazione visiva delle parole superflue aggira le difese razionali e fa emergere contenuti emotivi immediati e autentici.

  • Riscrittura delle convinzioni limitanti: L’oscuramento guidato di frasi bloccanti apre la strada alla formulazione attiva di nuovi manifesti personali e valori vitali.

  • Integrazione tra parola e immagine: La contaminazione grafica tra segni a inchiostro e frammenti di testo offre uno spazio sicuro per accogliere sia la parte censoria sia la parte libera del cliente.

Il caviardage nel counseling e la supervisione

L’impiego del caviardage nel colloquio richiede una rigorosa postura di ascolto fenomenologico: il professionista deve astenersi da interpretazioni simboliche arbitrarie e lasciare che sia il cliente ad attribuire significato all’opera prodotta. Nei nostri gruppi di supervisione per counselor sperimentiamo questi dispositivi creativi tra colleghi, per custodire il rigore del setting e valorizzare l’unicità di ogni percorso.

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Lavorare con la Scrittura

La scrittura creativa, esplorare la gratitudine, appuntare i sogni, ripercorrere eventi belli e anche dolorosi, workshop sulla poesia, consolidare i traguardi raggiunti, riorganizzare la gestione del tempo, lettere a se stessi, a personaggi reali o immaginari. 

In questo episodio del podcast esploriamo le molteplici declinazioni della scrittura espressiva nella relazione d’aiuto attraverso questi nuclei concettuali:

  • L’esplorazione dei dialoghi interiori: La parola scritta dà forma visibile alle diverse parti del Sé e permette di chiarire le polarità in conflitto.

  • Pratiche di gratitudine e riconciliazione: Esercizi strutturati come il diario della gratitudine e il mandala del perdono orientano lo sguardo verso risorse affettive costruttive.

  • La mediazione poetica e metaforica: L’uso di parole-stimolo e l’accostamento alle carte Dixit stimolano racconti simbolici capaci di oltrepassare i blocchi cognitivi.

  • Le lettere non spedite della Gestalt: La scrittura di missive immaginarie favorisce l’auto-empatia, l’espressione di emozioni represse e la chiusura di situazioni in sospeso.

La scrittura nel counseling e il confronto in supervisione

L’efficacia degli esercizi di scrittura dipende dal contesto in cui vengono proposti. Una consegna vaga rischia di disorientare il cliente o di trasformarsi in una prova formale. Nei nostri gruppi di supervisione per counselor esaminiamo le produzioni scritte portate nei colloqui, affiniamo le istruzioni operative e valutiamo l’impatto trasformativo di ciascun dispositivo espressivo.

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Storie e narrazioni

Il cliente che si rivolge a noi ci narra quel che sta vivendo in quel momento e lo inserisce nella narrazione della sua storia in generale: sempre da una narrazione si parte.

In questo episodio del podcast esploriamo la natura narrativa dell’esperienza umana e il potere trasformativo delle storie attraverso questi nuclei concettuali:

  • Strutture narrative ricorrenti: L’analisi dei copioni svela schemi disfunzionali come il locus of control esterno e le giustificazioni reiterate del cliente.

  • Le narrazioni riparatorie: La rielaborazione della storia personale trasforma eventi dolorosi e fallimenti passati in preziose fonti di apprendimento e resilienza.

  • Disinnesco della colpa primaria: Il colloquio decostruisce la sterile ricerca del colpevole nei conflitti affettivi e apre spazi alla corresponsabilità relazionale.

  • Costruzione delle storie future: L’esplorazione dei desideri autentici orienta l’immaginazione verso scenari di vita inediti e progetti concreti.

L’analisi delle narrazioni nel counseling e in supervisione

I clienti arrivano in seduta imprigionati in racconti rigidi su sé stessi e sul mondo, con il rischio di trascinare anche il professionista nella trama del loro copione. Nei nostri gruppi di supervisione per counselor impariamo a individuare i presupposti narrativi limitanti e sosteniamo il professionista nel favorire una riscrittura libera ed emancipativa della storia del cliente.

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Lavorare con la fotografia

Foto fatte dal cliente, che proponiamo al cliente di fare, in cui c’è solo il cliente, in cui sta con altri, con solo panorami, oggetti, animali… come hai scelto l’inquadratura? Hai un album? Ti ricordi chi l’ha fatta? Se volessi farti conoscere per un amore, un lavoro, quali sceglieresti? Tante idee…

In questo episodio del podcast esploriamo l’impiego della mediazione attraverso immagini fotografiche nella relazione d’aiuto attraverso questi nuclei concettuali:

  • Il potere evocativo dell’immagine: La dimensione visiva supera le difese verbali e facilita l’accesso a contenuti emotivi profondi.

  • Foto d’archivio e nuovi scatti: L’album di famiglia illumina la memoria e le matrici relazionali, mentre le foto attuali focalizzano il presente e gli obiettivi futuri.

  • Osservazione fenomenologica del dettaglio: Lo sguardo maieutico esplora inquadrature, sfondi, elementi centrali e assenze significative senza imporre interpretazioni.

  • Applicazioni pratiche e genogramma visivo: Il metodo pionieristico di Judy Weiser guida l’utilizzo di fotocollage, autoritratti e ristrutturazioni visive dell’identità.

La mediazione artistica e la fotografia nel counseling

L’uso dei mediatori espressivi richiede grande rigore metodologico per non scivolare in interpretazioni arbitrarie o forzature simboliche. Nei nostri gruppi di supervisione per counselor esaminiamo l’introduzione degli strumenti creativi nella seduta, affinando così la capacità di restare ancorati al dato fenomenologico e al significato attribuito dal cliente.

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Strutturare un laboratorio

Tutte le fasi per strutturare un laboratorio: dalla scelta del contenuto e del target fino alla teoria, agli esercizii e infine ai saluti e ringraziamenti finali.

In questo episodio del podcast esaminiamo l’architettura e la conduzione di un laboratorio / whorkshop attraverso questi nuclei concettuali:

  • Struttura del laboratorio esperienziale: La chiara definizione degli obiettivi traduce l’intuizione progettuale in una sequenza operativa solida e coinvolgente.

  • Custodia del setting di gruppo: Le regole condivise, la scansione rigorosa dei tempi e lo spazio protetto garantiscono sicurezza emotiva a ciascun partecipante.

  • La facilitazione non direttiva: Il conduttore accoglie i processi spontanei del gruppo e rinuncia al controllo rigido dei contenuti emersi.

  • Gestione di reticenze e momenti critici: L’ascolto accogliente disinnesca le resistenze individuali e valorizza le divergenze a favore dell’apprendimento comune.

Condurre un laboratorio nel counseling con la supervisione

Il passaggio dalla relazione individuale alla conduzione di un gruppo attiva risonanze emotive profonde e timori di inadeguatezza. I nostri gruppi di supervisione per counselor offrono un laboratorio permanente tra pari in cui sperimentare nuove metodologie, collaudare le scalette operative e ricevere feedback franchi e costruttivi prima del lavoro sul campo.

👉 Vuoi ideare e facilitare laboratori efficaci con il supporto della supervisione tra pari? Scopri chi partecipa ai nostri gruppi.