Il NO nella CNV

Che cosa succede quando il cliente ha fatto tutto secondo i precetti della Comunicazione Non Violenta (CNV) e il risultato finale è un “NO”? Quale può essere l’approccio del counselor?

“Abbandonata” dice che lui mi ha fatto qualcosa. “Tristezza” e “paura” sono mie. Sono quello che provo io, punto.» In questo episodio osserviamo come il counselor possa facilitare il passaggio dalla ferita interpretativa alla presenza corporea e al riconoscimento dei reciproci bisogni.

Nuclei Concettuali La de-costruzione dei “falsi sentimenti”: individuare nel linguaggio del cliente le parole che mascherano un giudizio sull’altro per far emergere i vissuti emotivi autentici. Rifiuto della proposta vs rifiuto della persona: accompagnare a distinguere fra la mancata adesione a una richiesta e il valore del legame affettivo. La CNV come postura e non come tecnica: vivere la relazione non come ricerca di controllo sul risultato, ma come spazio di incontro e curiosità verso i bisogni di entrambi.

Il “no” nella relazione e il confronto in supervisione Quando una persona assistita vive il rifiuto di una richiesta preparata con cura, può portare un senso di fallimento che rischia di risuonare con le insicurezze del counselor: la tentazione immediata potrebbe essere quella di spiegare la teoria o di difendere il metodo. Nei gruppi di supervisione ci alleniamo a riconoscere questi automatismi: impariamo a sostare nella frustrazione del cliente e a mantenere una postura rispettosa dei tempi soggettivi del processo. La supervisione rappresenta il contesto primario in cui affinare questa sensibilità d’ascolto a tutela dell’etica e della qualità della relazione d’aiuto.

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cast voci

A Valentini

Alessandra Valentini

Faraone2

Giovanni Faraone

PCavaliere

Patrizia Cavaliere

L’ambivalenza del dono

Fare un regalo è sempre un atto di generosità? Quanto può anche essere un modo di creare un legame, un sistema di obblighi, una strategia per acquisire influenza e prestigio?

Comunicazione non violenta (2) con il cliente

Un nuovo episodio sulla comunicazione non violenta, stavolta con un esempio, commentato, di come ne possiamo applicare i principi a un colloquio di counseling.

La Gestalt(2) – La sedia vuota fra psicoterapia e counseling

La sedia vuota, lo strumento più conosciuto della gestalt. Strumento potente, da maneggiare con cura, attenzione, con alcuni limiti importanti. In questo episodio alcuni esempi di come utilizzarlo in modo appropriato da parte dei counselor.

In questo episodio del podcast esaminiamo le tecniche espressive e attive della tradizione gestaltica attraverso questi nuclei concettuali:

  • La tecnica della sedia vuota: La drammatizzazione spaziale permette al cliente di esprimere il proprio sentire e di allenarsi al confronto.

  • Integrazione delle polarità interne: L’alternanza tra ruoli opposti (come dovere e piacere, o vittima e censore) favorisce la ricomposizione.

  • Espressione diretta dell’emozione: Il confronto aperto scioglie i blocchi della retroflessione e restituisce voce a vissuti difficili da esprimere.

  • Custodia del contenitore protetto: Il counselor presidia con fermezza i confini della simulazione, per ancorare l’esperienza alla realtà del qui e ora.

La tecnica della sedia vuota al vaglio della supervisione

L’attivazione di tecniche espressive potenti comporta la responsabilità di presidiare il setting senza provocare catarsi incontrollate o interpretazioni arbitrarie. Nei nostri gruppi di supervisione per counselor analizziamo l’introduzione della sedia vuota e delle tecniche gestaltiche, con un confronto rigoroso utile a calibrare i tempi, rispettare le difese del cliente e garantire interventi etici ed efficaci.

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La Gestalt(1) – Responsabilità, ciclo e interruzioni del contatto.

Prima parte sulla Gestalt. Qui distinguiamo fra la Gestalt come psicologia della percezione e la Gestalt come terapia e cominciamo a individuare quali strumenti della Gestalt, e come, sono utilizzabili da un counselor. Perciò, in questo episodio: responsabilità personale, ciclo e interruzioni del contatto.

In questo episodio del podcast approfondiamo le coordinate fenomenologiche della Gestalt applicate al colloquio attraverso questi nuclei concettuali:

  • Il ciclo del contatto: La consapevolezza delle fasi di interazione con l’ambiente evidenzia le interruzioni difensive come confluenza, retroflessione e deflessione.
  • Il radicamento nel qui e ora: Il colloquio focalizza l’esperienza presente e allontana la tentazione di perdersi in speculazioni teoriche o memorie astratte.
  • La responsabilizzazione diretta: L’uso del pronome «Io» al posto di formule impersonali restituisce al cliente la piena titolarità delle proprie scelte e azioni.
  • L’ascolto dei segnali corporei: La postura, la respirazione e le tensioni fisiche rivelano blocchi emotivi prima ancora della loro espressione verbale.

L’approccio gestaltico e la responsabilità in supervisione

L’atto di sostenere il cliente nell’esperienza del presente senza fughe razionali richiede una grande centratura da parte del professionista. I nostri gruppi di supervisione per counselor costituiscono un laboratorio privilegiato per osservare le interruzioni di contatto nella relazione, chiarire i confini operativi e rafforzare la sicurezza dell’intervento.

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Comunicazione Non Violenta (CNV)

La Comunicazione Non Violenta (CNV): che cosa sono il linguaggio giraffa e il linguaggio sciacallo? Che cosa si intende per formulare una richiesta in modo che risulti concreta, che sia espressa nel presente, in forma positiva e che sia realizzabile? Alessandra Valentini e Giovanni Faraone ci accompagnano in questa esplorazione.

In questo episodio del podcast esploriamo le basi operative del modello di Marshall Rosenberg applicate alla relazione d’aiuto attraverso questi nuclei concettuali:

  • Osservazione priva di valutazione: La descrizione oggettiva dei fatti separa i dati di realtà dai giudizi morali e dalle interpretazioni arbitrarie.

  • Alfabetizzazione emotiva: Il riconoscimento preciso dei sentimenti supera le formule reattive e collega l’esperienza emotiva ai bisogni profondi.

  • Connessione con i bisogni universali: L’esplorazione fa emergere le necessità umane fondamentali nascoste dietro le pretese, le accuse o le chiusure del cliente.

  • Formulazione di richieste concrete: Il dialogo trasforma desideri vaghi in proposte specifiche, realizzabili nel presente e aperte al rifiuto dell’altro.

La comunicazione non violenta nella pratica di supervisione

L’integrazione della comunicazione non violenta nella relazione d’aiuto richiede un costante lavoro di bonifica del proprio linguaggio abituale. Nei nostri gruppi di supervisione per counselor riconosciamo le valutazioni mascherate da osservazioni per abituarci a una comunicazione trasparente e rispettosa. 

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La coppia: episodio introduttivo

Seguiranno altri episodi su aspetti più specifici che riguardano la vita di coppia: le gioie, le difficoltà, i contrasti, le soluzioni, eccetera. Gli episodi sono orientati al lavoro con singoli clienti che portano tematiche di coppia.

In questo episodio del podcast esploriamo le coordinate teoriche e pratiche delle relazioni affettive nel setting individuale attraverso questi nuclei concettuali:

  • L’evoluzione socioculturale del legame: I mutamenti sociali trasformano le aspettative individuali e impongono nuovi modelli di stabilità relazionale.

  • La teoria triangolare di Robert Sternberg: L’equilibrio di coppia poggia su tre vertici distinti: intimità (connessione emotiva), passione (attrazione fisica) e impegno (progetto condiviso a lungo termine).

  • Le combinazioni relazionali: La prevalenza o l’assenza di uno dei tre elementi genera configurazioni affettive specifiche, dall’infatuazione transitoria all’amore consolidato.

  • Le funzioni del legame sano: La relazione costruttiva garantisce supporto reciproco, senso di appartenenza e spazio fertile per la crescita personale di entrambi i partner.

Il funzionamento della coppia nella supervisione

Quando un cliente porta in colloquio la propria crisi affettiva, il professionista rischia di farsi risucchiare dal racconto parziale o di assumere una posizione arbitraria tra i partner. Nei nostri gruppi di supervisione per counselor esaminiamo le mappe teoriche di riferimento, chiariamo la neutralità dell’ascolto e alleniamo la capacità di decodificare quale vertice del triangolo richiede cura ed esplorazione.

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Bisogno, desiderio, motivazione

Sia un bisogno che un desiderio nascono da una mancanza e dalla voglia di “ottenere” qualcosa che non abbiamo. C’è differenza fra bisogno e desiderio? Quanto incide la motivazione sulla capacità di raggiungere il nostro obiettivo?

In questo episodio del podcast definiamo le leve profonde dell’azione umana e la loro rilevanza operativa nel colloquio attraverso questi nuclei concettuali:

  • La distinzione concettuale decisiva: Il bisogno esprime una mancanza primaria e universale, mentre il desiderio costituisce la spinta soggettiva verso una forma specifica di gratificazione.

  • L’evoluzione dei modelli teorici: L’analisi critica della piramide di Maslow si integra con la ricerca di senso di Frankl, le dimensioni ERG di Alderfer e le istanze di McClelland.

  • La teoria dell’autodeterminazione: Il modello di Deci e Ryan individua nei bisogni di competenza, autonomia e relazione la radice della motivazione intrinseca.

  • Dalla chiarezza interna all’azione: L’identificazione del bisogno autentico disinnesca i desideri reattivi o imposti dall’esterno e libera risorse per scelte consapevoli.

Bisogno e desiderio al centro della supervisione

Spesso i clienti portano in seduta desideri confusi o richieste contraddittorie che celano bisogni inascoltati e spingono il counselor verso trappole operative. Nei nostri gruppi di supervisione per counselor alleniamo la capacità di individuare il bisogno primario sotteso alla domanda del cliente: questo presidio aiuta il professionista a mantenere salda la direzione del lavoro senza cedere a urgenze illusorie.

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Feedback fenomenologico, figlio di Gordon e Rosenberg?

E’ un concetto fondamentale per una buona comunicazione. Proviamo a riconoscerlo a partire dal “Messaggio Io” di Gordon e dalla Comunicazione Non Violenta” di Rosemberg.

In questo episodio del podcast esaminiamo la restituzione priva di giudizio e la comunicazione efficace attraverso questi nuclei concettuali:

  • Il Messaggio-IO di Thomas Gordon: La sequenza a tre passaggi ancora la comunicazione: descrizione oggettiva del fatto, espressione del proprio sentire e formulazione del bisogno autentico.

  • La Comunicazione Nonviolenta: Il modello di Marshall Rosenberg guida l’osservazione neutra, l’ascolto delle emozioni e la negoziazione di richieste concrete e prive di pretesa.

  • La struttura del feedback fenomenologico: Tre componenti rigorose orientano la restituzione: il fatto osservato, la risonanza interna e l’ipotesi sul vissuto dell’altro.

  • Distinzione tra fatti e proiezioni: L’approccio fenomenologico purifica lo sguardo del counselor da interpretazioni arbitrarie e protegge la neutralità dell’incontro.

Il feedback fenomenologico nella pratica di supervisione

Formulare restituzioni autentiche senza cadere nel giudizio o nell’interpretazione proiettiva costituisce una delle sfide tecniche più complesse. I nostri gruppi di supervisione per counselor offrono una palestra protetta in cui affinare il linguaggio, sperimentare il feedback fenomenologico sui casi portati ed eliminare le scorie interpretative.

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Le contemplazioni transteoriche (Littrell+Prochaska+Waztlavick)

Littrel ha integrato le sei fasi di Prochaska e Di Clemente e i quattro punti di Watzlavick (Change) in un’organizzazione del lavoro di counseling che porta a sviluppare il “Counseling breve”.

In questo episodio del podcast approfondiamo l’integrazione tra il counseling breve di Littrell e gli stadi del cambiamento attraverso questi nuclei concettuali:

  • Gli stadi del cambiamento: Il modello di Prochaska e Di Clemente mappa con precisione la prontezza del cliente, dalla precontemplazione al mantenimento consolidato.

  • Calibrazione dei tempi operativi: Il professionista rispetta i ritmi interni della persona ed evita forzature premature verso l’azione concreta.

  • La lezione di «Change»: La ridefinizione strategica del problema interrompe i circoli viziosi secondo l’approccio sistemico della Scuola di Palo Alto.

  • Le caratteristiche del modello breve: L’attenzione alle risorse esterne, il dettaglio operativo, l’ironia e la cura della relazione accelerano il processo trasformativo.

Il modello transteorico e la supervisione

Spingere un cliente all’azione mentre si trova ancora nella fase di precontemplazione genera frustrazione e compromette l’alleanza di lavoro. Nei nostri gruppi di supervisione per counselor impariamo a riconoscere lo stadio evolutivo del cliente e ad armonizzare gli strumenti metodologici con i suoi bisogni effettivi, in modo che la potenziale fretta del professionista diventi un’attesa feconda.

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