” Perchè non mi parli più?
Non mi vai più a genio “
Questo scambio di battute è nei primi minuti, il film si snoda intorno a questa amicizia storica che improvvisamente, non si sa perchè, naufraga.
Siamo nel 1923, su un’isola al largo dell’Irlanda, da dove arrivano bagliori di guerra: “non era meglio quando combattevamo solo contro gli inglesi invece di scannarci fra di noi?”, e il parallelo è evidente.
Peraltro, il parallelo si può estendere all’umanità intera, disposta all’autodistruzione pur di ottenere… di ottenere che cosa? Che cosa vuole ottenere dall’amico con cui non vuole più parlare? Questo non lo posso dire, è uno dei temi principali del film.
Paesaggi stupendi sul grande schermo, ma come si fa a non pensare chissà che noia a vivere in quel verde sempre uguale fra quei muretti a secco sempre uguali?
I musi degli animali sempre mansueti e buoni, i tipi del pub che parlano come qui e quo, alcuni momenti sono anche divertenti ma il tono generale è tragico, come per un’umanità irrecuperabile a dispetto di ogni tentativo.
Martin McDonough è il regista de “La coscienza dell’assassino” e di “Tre manifesti a Ebbing, Missouri”: andrò a cercare gli altri suoi film.
A me questo è piaciuto tantissimo, Colin Farrel da Oscar e comunque tutti gli attori – l’antagonista Brendan Gleeson e gli altri – perfetti, ed è tuttavia uno di quei film che mi farei qualche scrupolo a consigliare a qualcuno di cui non conosco i gusti proprio bene bene.
A cercare un precedente, forzando un tantino lo si potrebbe definire una versione sofisticata de I duellanti di Ridley Scott.
Unico neo: i golf di Colin Farrel sono bellissimi ma troppo scopertamente usciti da una boutique di altissimo livello.
