Il contratto (3)

L’aspetto relazionale del contratto riguarda l’obiettivo verso il quale il cliente chiede di essere accompagnato dal counselor. A volte il cliente ha le idee molto chiare, a volte c’è bisogno di qualche incontro prima di definire un obiettivo chiaro e concreto.

Il cuore metodologico del colloquio: la co-costruzione dell’obiettivo condiviso attraverso questi temi chiave:

  • I tempi fisiologici dell’obiettivo: Meglio non blindare l’obiettivo già dal primo incontro, darsi il tempo di lasciarlo emergere ed evolvere, di solito nei primi 3-4 colloqui di esplorazione.

  • Caratteristiche dell’obiettivo ben formato: Criteri operativi per formulare mete concrete, realistiche, autentiche per il cliente, orientate al futuro e verificabili nel tempo.

  • Il rifiuto dei “contratti impossibili”: Gestire ed evitare trappole tipiche come desideri vaghi (“voglio essere felice”), richieste onnipotenti o la pretesa che a cambiare sia una terza persona.

  • Alleanza operativa e corresponsabilità: Mantenere fermo il baricentro sulla responsabilità attiva del cliente nel proprio processo di cambiamento, senza indulgere a soluzioni magiche fornite dal counselor .

L’analisi della domanda e degli obiettivi in supervisione

Quando una relazione di counseling gira a vuoto o si avverte un senso di impotenza, spesso abbiamo accettato un contratto implicito o un obiettivo impossibile. Nei nostri gruppi di supervisione per counselor impariamo a distinguere la domanda apparente dal bisogno autentico, alleniamo l’abilità di negoziare obiettivi realistici che restituiscano piena autoefficacia al cliente.

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Il contratto (2)

Sotto l’aspetto giuridico il contratto fra counselor e cliente si configura in uno scambio: il counselor presta la propria professionalità e il cliente corriponde un compenso economico.
È opportuno utilizzare il consenso informato come forma scritta, ma il contratto può anche essere solo orale.

Le regole pratiche, giuridiche e deontologiche che strutturano l’intervento di counseling:

  • Il sinallagma professionale: La reciprocità tra prestazione d’aiuto qualificata e corrispettivo economico: legittimare il proprio valore professionale e pattuire con trasparenza entità e modalità di pagamento.

  • Coordinate temporali e spaziali: Durata standard, cadenza e orari degli incontri. La scelta del luogo protetto e il rifiuto deontologico di setting impropri o informali (bar, domicilio del cliente o spazi pubblici).

  • Gestione delle disdette e rispetto del tempo: La regola del preavviso delle 24 ore: significato pratico e relazionale della tutela del tempo concordato per entrambi i contraenti.

  • Il consenso informato scritto: L’importanza della modulistica associativa e professionale: privacy, segreto professionale, limiti dell’intervento e tutela reciproca contro ogni ambiguità.

La gestione della cornice pratica in supervisione

Ritardi reiterati, richieste di sconti, disdette all’ultimo minuto o tentativi di spostare il colloquio in luoghi informali non sono mai semplici problemi logistici, ma precisi messaggi relazionali. Nei nostri gruppi di supervisione per counselor esploriamo come custodire la fermezza del setting senza perdere l’accoglienza empatica, trasformando le violazioni delle regole pratiche in occasioni di consapevolezza per il cliente e per il professionista.

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Il contratto (1)

Il contratto fra counselor e cliente ha due aspetti: uno propriamente giuridico e uno squisitamente relazionale. È importante distinguerli e capirne le implicazioni reciproche.

Approfondiamo la funzione protettiva ed evolutiva del contratto nella relazione d’aiuto attraverso questi temi chiave:

  • La doppia anima del contratto: La distinzione fondamentale tra accordo pratico-giuridico (regole del servizio e compenso) e accordo relazionale (alleanza operativa e obiettivo condiviso di cambiamento).

  • La cornice come contenitore sicuro: La definizione chiara dei limiti e delle modalità di lavoro offre sia al cliente che al counselor un contenitore emotivo solido, riduce l’ansia e favorisce l’esplorazione.

  • Prevenzione dei conflitti e delle ambiguità:  Un accordo trasparente previene manipolazioni, aspettative irrealistiche e fraintendimenti.

  • La risonanza relazionale delle regole: Ogni aspetto pratico del setting ha un impatto immediato sulla fiducia reciproca e sulla maturazione dell’autonomia personale.

Il contratto al centro della supervisione

Spesso le difficoltà che emergono durante il percorso affondano le radici in una cornice contrattuale rimasta implicita o poco definita. Nei nostri gruppi di supervisione per counselor torniamo frequentemente ad analizzare la qualità del patto iniziale: verificare la tenuta della cornice è il primo passo per comprendere cosa sta accadendo nella relazione e ricalibrare l’intervento con efficacia.

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Il follow up

Il follow up è l’incontro che si può fare a distanza di uno o due mesi dalla chiusura di un percorso. C’è chi lo ritiene indispensabile, chi superfluo, chi sostiene debba essere gratuito, chi a pagamento.

  • Funzione e significato del follow-up: Se, quando e perché proporre una verifica dopo circa un paio di mesi dalla fine del percorso.

  • Setting e accordo economico: Incontro gratuito o retribuito? Pacchetto iniziale predefinito o proposta concordata alla chiusura? I diversi orientamenti operativi e deontologici a confronto.

  • Separazione, dipendenza e fiducia: Accogliere il bisogno di rassicurazione di chi fatica a chiudere; evitare che un ulteriore passaggio possa essere avvertito come sfiducia nelle risorse del cliente.

  • La gestione dell’imprevisto: Che cosa fare e quale significato relazionale attribuire al cliente che, dopo aver concordato l’incontro di follow-up, non si presenta e non avvisa per disdire.

Il follow up e il confronto in supervisione

Ogni relazione d’aiuto è unica. Proprio queste situazioni, che intrecciano la tenuta del setting, la gestione del distacco e le risonanze emotive del professionista di fronte al silenzio o all’assenza di un cliente, costituiscono il materiale vivo che affrontiamo nei nostri gruppi di supervisione per counselor. Il confronto tra pari in un contesto protetto permette di mirigare l’ansia da prestazione e ritrovare lucidità operativa.

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Trailer

Presentazione del podcast dedicato ai counselor.
Una serie di episodi ispirati da quello che succede nei gruppi di supervisione counseling on-line che conduco da anni.

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