L’aspetto relazionale del contratto riguarda l’obiettivo verso il quale il cliente chiede di essere accompagnato dal counselor. A volte il cliente ha le idee molto chiare, a volte c’è bisogno di qualche incontro prima di definire un obiettivo chiaro e concreto.
Il cuore metodologico del colloquio: la co-costruzione dell’obiettivo condiviso attraverso questi temi chiave:
I tempi fisiologici dell’obiettivo: Meglio non blindare l’obiettivo già dal primo incontro, darsi il tempo di lasciarlo emergere ed evolvere, di solito nei primi 3-4 colloqui di esplorazione.
Caratteristiche dell’obiettivo ben formato: Criteri operativi per formulare mete concrete, realistiche, autentiche per il cliente, orientate al futuro e verificabili nel tempo.
Il rifiuto dei “contratti impossibili”: Gestire ed evitare trappole tipiche come desideri vaghi (“voglio essere felice”), richieste onnipotenti o la pretesa che a cambiare sia una terza persona.
Alleanza operativa e corresponsabilità: Mantenere fermo il baricentro sulla responsabilità attiva del cliente nel proprio processo di cambiamento, senza indulgere a soluzioni magiche fornite dal counselor .
L’analisi della domanda e degli obiettivi in supervisione
Quando una relazione di counseling gira a vuoto o si avverte un senso di impotenza, spesso abbiamo accettato un contratto implicito o un obiettivo impossibile. Nei nostri gruppi di supervisione per counselor impariamo a distinguere la domanda apparente dal bisogno autentico, alleniamo l’abilità di negoziare obiettivi realistici che restituiscano piena autoefficacia al cliente.
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