Come è meglio comportarsi quando un cliente vuole restare in comunicazione con il counselor – per mail, telefono, chat,… – fra un incontro e l’altro?
La delicata gestione dei contatti telefonici e dei messaggi tra una seduta e l’altra:
Messaggi di servizio vs messaggi di merito: Distinguere con chiarezza le comunicazioni organizzative (ritardi, cambi orario) dalle invasioni emotive o richieste di consulenza fuori orario.
La custodia del setting: I pericoli dello slittamento verso dinamiche amicali, la dispersione del materiale emotivo e la perdita di riservatezza nei canali di messaggistica istantanea.
L’auto-osservazione del counselor: Indagare il bisogno di “esserci sempre”, l’ansia da salvatore o il compiacimento narcisistico che rischiano di alimentare la dipendenza anziché l’autonomia del cliente.
Tecniche di contenimento protettivo: La formulazione della risposta interlocutoria accogliente ma ferma e l’invito strategico alla scrittura riflessiva, da portare ed elaborare nell’incontro successivo.
La tenuta dei confini professionali in supervisione
La tentazione di rispondere all’urgenza del cliente via chat o al telefono mette a dura prova la nostra postura professionale e apre interrogativi etici complessi. I nostri gruppi di supervisione per counselor offrono lo spazio ideale per confrontarsi su questi dilemmi quotidiani, aiutandoci a mantenere confini sani, prevenire il sovraccarico emotivo e preservare la sacralità dello spazio di seduta.
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