Lavorare con la fotografia

Foto fatte dal cliente, che proponiamo al cliente di fare, in cui c’è solo il cliente, in cui sta con altri, con solo panorami, oggetti, animali… come hai scelto l’inquadratura? Hai un album? Ti ricordi chi l’ha fatta? Se volessi farti conoscere per un amore, un lavoro, quali sceglieresti? Tante idee…

In questo episodio del podcast esploriamo l’impiego della mediazione attraverso immagini fotografiche nella relazione d’aiuto attraverso questi nuclei concettuali:

  • Il potere evocativo dell’immagine: La dimensione visiva supera le difese verbali e facilita l’accesso a contenuti emotivi profondi.

  • Foto d’archivio e nuovi scatti: L’album di famiglia illumina la memoria e le matrici relazionali, mentre le foto attuali focalizzano il presente e gli obiettivi futuri.

  • Osservazione fenomenologica del dettaglio: Lo sguardo maieutico esplora inquadrature, sfondi, elementi centrali e assenze significative senza imporre interpretazioni.

  • Applicazioni pratiche e genogramma visivo: Il metodo pionieristico di Judy Weiser guida l’utilizzo di fotocollage, autoritratti e ristrutturazioni visive dell’identità.

La mediazione artistica e la fotografia nel counseling

L’uso dei mediatori espressivi richiede grande rigore metodologico per non scivolare in interpretazioni arbitrarie o forzature simboliche. Nei nostri gruppi di supervisione per counselor esaminiamo l’introduzione degli strumenti creativi nella seduta, affinando così la capacità di restare ancorati al dato fenomenologico e al significato attribuito dal cliente.

👉 Desideri arricchire la tua cassetta degli attrezzi con mediatori artistici ed espressivi? Scopri come commentiamo gli episodi e le tecniche nel gruppo.

Logo piccolo1

Autostima – Autoefficacia. Del counselor

Con una ragionevole autostima il counselor è in grado di valutare con obiettività la propria competenza professionale, e quindi la propria autoefficacia.

In questo episodio del podcast analizziamo le fondamenta della postura professionale attraverso questi nuclei concettuali:

  • Autostima e autoefficacia a confronto: La valutazione globale del proprio valore personale distinta dalla fiducia solida nelle specifiche competenze operative.

  • Prevenzione della confluenza empatica: La comprensione profonda dell’altro mantiene una chiara differenziazione dei confini emotivi del professionista.

  • Gestione etica del conflitto valoriale: La consapevolezza dei propri limiti orienta l’invio responsabile quando viene meno l’accettazione incondizionata.

  • Elaborazione costruttiva dell’insuccesso: L’interruzione prematura di una relazione d’aiuto diventa una preziosa occasione di indagine personale e crescita metodologica.

L’autoefficacia del counselor al centro della supervisione

L’incertezza tecnica e la tentazione dell’onnipotenza salvifica rappresentano due rischi costanti nella pratica d’aiuto. Nei nostri gruppi di supervisione per counselor creiamo una comunità professionale accogliente e priva di giudizio: un contesto protetto in cui condividere dubbi reali, decostruire l’ansia da prestazione e consolidare un’identità di ruolo autentica.

👉 Vuoi rafforzare la tua sicurezza operativa e confrontarti stabilmente con colleghi di valore? Approfondisci i vantaggi della supervisione.

Logo piccolo1

Strutturare un laboratorio

Tutte le fasi per strutturare un laboratorio: dalla scelta del contenuto e del target fino alla teoria, agli esercizii e infine ai saluti e ringraziamenti finali.

In questo episodio del podcast esaminiamo l’architettura e la conduzione di un laboratorio / whorkshop attraverso questi nuclei concettuali:

  • Struttura del laboratorio esperienziale: La chiara definizione degli obiettivi traduce l’intuizione progettuale in una sequenza operativa solida e coinvolgente.

  • Custodia del setting di gruppo: Le regole condivise, la scansione rigorosa dei tempi e lo spazio protetto garantiscono sicurezza emotiva a ciascun partecipante.

  • La facilitazione non direttiva: Il conduttore accoglie i processi spontanei del gruppo e rinuncia al controllo rigido dei contenuti emersi.

  • Gestione di reticenze e momenti critici: L’ascolto accogliente disinnesca le resistenze individuali e valorizza le divergenze a favore dell’apprendimento comune.

Condurre un laboratorio nel counseling con la supervisione

Il passaggio dalla relazione individuale alla conduzione di un gruppo attiva risonanze emotive profonde e timori di inadeguatezza. I nostri gruppi di supervisione per counselor offrono un laboratorio permanente tra pari in cui sperimentare nuove metodologie, collaudare le scalette operative e ricevere feedback franchi e costruttivi prima del lavoro sul campo.

👉 Vuoi ideare e facilitare laboratori efficaci con il supporto della supervisione tra pari? Scopri chi partecipa ai nostri gruppi.

Logo piccolo1

Le contemplazioni transteoriche (Littrell+Prochaska+Waztlavick)

Littrel ha integrato le sei fasi di Prochaska e Di Clemente e i quattro punti di Watzlavick (Change) in un’organizzazione del lavoro di counseling che porta a sviluppare il “Counseling breve”.

In questo episodio del podcast approfondiamo l’integrazione tra il counseling breve di Littrell e gli stadi del cambiamento attraverso questi nuclei concettuali:

  • Gli stadi del cambiamento: Il modello di Prochaska e Di Clemente mappa con precisione la prontezza del cliente, dalla precontemplazione al mantenimento consolidato.

  • Calibrazione dei tempi operativi: Il professionista rispetta i ritmi interni della persona ed evita forzature premature verso l’azione concreta.

  • La lezione di «Change»: La ridefinizione strategica del problema interrompe i circoli viziosi secondo l’approccio sistemico della Scuola di Palo Alto.

  • Le caratteristiche del modello breve: L’attenzione alle risorse esterne, il dettaglio operativo, l’ironia e la cura della relazione accelerano il processo trasformativo.

Il modello transteorico e la supervisione

Spingere un cliente all’azione mentre si trova ancora nella fase di precontemplazione genera frustrazione e compromette l’alleanza di lavoro. Nei nostri gruppi di supervisione per counselor impariamo a riconoscere lo stadio evolutivo del cliente e ad armonizzare gli strumenti metodologici con i suoi bisogni effettivi, in modo che la potenziale fretta del professionista diventi un’attesa feconda.

👉 Desideri affinare la tua sensibilità metodologica e confrontarti con colleghi esperti? Scopri i motivi per scegliere la nostra supervisione.

Logo piccolo1

Littrell e il counseling breve

A fine anni ’90 Littrell ha aggregato alcune teorie, e all’insieme ha dato il nome di “Counseling breve”: una serie di indicazioni pratiche su come strutturare un percorso di counseling in pochi incontri.

In questo episodio del podcast esploriamo il modello di John Littrell e l’approccio orientato alla brevità attraverso questi temi chiave:

  • Mappa dello stile professionale: Le cinque polarità metodologiche evidenziano le tendenze spontanee del professionista e ne accrescono la flessibilità.

  • La sequenza a quattro passi: Una struttura lineare guida l’incontro: definizione del problema, esame delle soluzioni tentate, accordo sull’obiettivo e piano d’azione.

  • Analisi delle soluzioni tentate: L’indagine sui fallimenti pregressi interrompe la reiterazione di schemi inefficaci e apre prospettive inedite.

  • Il primato dell’azione pragmatica: L’intervento traduce la consapevolezza interiore in comportamenti concreti e verificabili nel quotidiano.

Modelli di counseling breve e confronto in supervisione

Ogni professionista ha uno stile relazionale preferito, ma la rigidità riduce l’efficacia dell’intervento. Nei nostri gruppi di supervisione per counselor confrontiamo modelli differenti, valorizziamo le risorse individuali e sperimentiamo strutture operative a beneficio del lavoro sul campo.

👉 Desideri consolidare la tua pratica professionale con un percorso annuale di supervisione? Scopri i gruppi di supervisione 2027.

Logo piccolo1

Domande aperte chiuse necessarie

Le domande chiuse sono quelle che si aspettano una risposta secca: sì/no, per esempio.
Le domande aperte sono quelle che aiutano il cliente a proseguire l’esposizione, ad approfondire.
Ci sono anche domande che, in alcune circostanze, sono “necessarie”.

In questo episodio del podcast ridefiniamo l’uso strategico e deontologico delle domande nel colloquio attraverso questi temi chiave:

  • Superamento del tabù dell’interrogazione: La prassi rogersiana riconosce la domanda come intervento maieutico e non come giudizio ispettivo.

  • Domande aperte e domande chiuse: I quesiti aperti allargano la riflessione, mentre le domande chiuse verificano dettagli specifici e circoscritti.

  • La funzione delle domande necessarie: I chiarimenti fattuali ancorano il dialogo al piano di realtà e completano il quadro oggettivo della situazione.

  • Equilibrio tra empatia e dati di realtà: La raccolta rigorosa delle informazioni fondamentali protegge l’efficacia del lavoro ed evita fraintendimenti.

Le domande nel counseling al vaglio della supervisione

Il timore di compromettere l’empatia induce talvolta a evitare domande mirate, con il risultato di muoversi a lungo nell’ambiguità. Nei nostri gruppi di supervisione per counselor analizziamo lo stile di conduzione, affiniamo l’uso dei quesiti operativi e rafforziamo la sicurezza tecnica del professionista[cite: 3].

👉 Vuoi verificare il tuo stile di conduzione e confrontarti con colleghi esperti? Consulta il calendario e le modalità di iscrizione ai gruppi.

Logo piccolo1

Sei cappelli per pensare (De Bono) con il cliente

“Sei cappelli per pensare” è il libro più noto di Edward De Bono. Noto per aver introdotto il concetto di “pensiero laterale”, la tecnica dei sei cappelli è tuttora uno strumento efficace e di utilizzo relativamente semplice.

In questo episodio del podcast approfondiamo l’uso dei sei cappelli nel colloquio individuale attraverso questi temi chiave.

  • Sblocco della paralisi decisionale: Il metodo sequenziale offre una struttura sicura ai clienti bloccati in scelte esistenziali complesse.

  • Separazione dei piani cognitivi ed emotivi: Il cliente distingue i fatti oggettivi dalle paure catastrofiche, dai nodi affettivi e dalle speranze future.

  • Integrazione delle polarità interiori: L’esplorazione ordinata accoglie sia la parte razionale sia il vissuto emotivo, senza forzare sintesi premature.

  • Flessibilità dello strumento operativo: La tecnica arricchisce la cassetta degli attrezzi del professionista e asseconda il ritmo naturale del colloquio.

Il pensiero laterale nella supervisione del colloquio

Di fronte a un cliente indeciso, l’errore metodologico più comune consiste nell’indicare prematuramente una direzione. Nei nostri gruppi di supervisione per counselor osserviamo queste dinamiche per verificare la tenuta degli strumenti operativi e restituire al cliente la piena responsabilità delle sue decisioni.

👉 Vuoi portare un tuo caso di stallo decisionale al confronto dei colleghi? Scopri come funziona il gruppo di supervisione.

Logo piccolo1

Sei cappelli per pensare (De Bono) in azienda

“Sei cappelli per pensare” è il libro più noto di Edward De Bono. Noto per aver introdotto il concetto di “pensiero laterale”, la tecnica dei sei cappelli è tuttora uno strumento efficace e di utilizzo relativamente semplice. In questo episodio la vediamo in azienda.

In questo episodio del podcast esaminiamo la facilitazione dei processi decisionali nei contesti organizzativi attraverso questi temi chiave:

  • Il metodo del pensiero parallelo: I sei colori di Edward De Bono orientano l’attenzione del gruppo su una prospettiva per volta ed eliminano le dispute sterili.

  • Mappa rigorosa delle polarità: Distinzione netta tra dati oggettivi (Bianco), vissuti emotivi (Rosso), criticità (Nero), opportunità (Giallo) e soluzioni inedite (Verde).

  • Tutela delle voci non assertive: Il metodo protegge i partecipanti più riservati, argina i conflitti gerarchici e riconosce valore a ogni contributo.

  • La regia del Cappello Blu: Il professionista governa i tempi, stabilisce la sequenza operativa e mantiene saldo il focus dell’incontro.

Gestire i gruppi complessi con i sei cappelli e la supervisione

La facilitazione in contesti organizzativi espone a dinamiche gerarchiche, resistenze e conflitti sotterranei. Nei nostri gruppi di supervisione per counselor analizziamo questi scenari e affiniamo la postura di regia per condurre processi decisionali equi ed efficaci.

👉 Desideri consolidare le tue competenze nella facilitazione dei gruppi? Approfondisci chi partecipa ai gruppi di supervisione.

Logo piccolo1

Che c’entra Ben Affleck con il counseling?

Convinzione, motivazione, iniziativa, capacità di non fermarsi a “finora si è sempre fatto così”, questi e altri spunti da “Air”, diretto e interpretato da Ben Affleck.

In questo episodio del podcast analizziamo il superamento dei momenti di blocco nella relazione d’aiuto attraverso questi temi chiave:

  • Superamento dell’impasse relazionale: La metafora cinematografica svela la dinamica dei vicoli ciechi in cui cliente e counselor restano intrappolati in schemi ripetitivi.

  • Assunzione del rischio e unicità: L’individuazione del valore irripetibile del cliente richiede il superamento di schemi rigidi per puntare sulle sue risorse autentiche.

  • La fiducia come risorsa contagiosa: La convinzione autentica del professionista sostiene la motivazione dell’altro e rinforza l’alleanza operativa.

  • Regole esterne o interne? La decostruzione delle regole aiuta a trovare soluzioni creative.

Superare lo stallo nel counseling con la supervisione

Nel lavoro con i clienti capitano momenti di impasse in cui le soluzioni ordinarie falliscono. Nei nostri gruppi di supervisione per counselor utilizziamo stimoli narrativi, metafore e il confronto di gruppo per ampliare la prospettiva, trasformare l’impasse in apprendimento.

👉 Vuoi scoprire come il cinema e la narrazione arricchiscono la pratica? Scopri come commentiamo gli episodi nel gruppo.

Logo piccolo1

Fra un incontro e l’altro

Come è meglio comportarsi quando un cliente vuole restare in comunicazione con il counselor – per mail, telefono, chat,… – fra un incontro e l’altro?

La delicata gestione dei contatti telefonici e dei messaggi tra una seduta e l’altra:

  • Messaggi di servizio vs messaggi di merito: Distinguere con chiarezza le comunicazioni organizzative (ritardi, cambi orario) dalle invasioni emotive o richieste di consulenza fuori orario.

  • La custodia del setting: I pericoli dello slittamento verso dinamiche amicali, la dispersione del materiale emotivo e la perdita di riservatezza nei canali di messaggistica istantanea.

  • L’auto-osservazione del counselor: Indagare il bisogno di “esserci sempre”, l’ansia da salvatore o il compiacimento narcisistico che rischiano di alimentare la dipendenza anziché l’autonomia del cliente.

  • Tecniche di contenimento protettivo: La formulazione della risposta interlocutoria accogliente ma ferma e l’invito strategico alla scrittura riflessiva, da portare ed elaborare nell’incontro successivo.

La tenuta dei confini professionali in supervisione

La tentazione di rispondere all’urgenza del cliente via chat o al telefono mette a dura prova la nostra postura professionale e apre interrogativi etici complessi. I nostri gruppi di supervisione per counselor offrono lo spazio ideale per confrontarsi su questi dilemmi quotidiani, aiutandoci a mantenere confini sani, prevenire il sovraccarico emotivo e preservare la sacralità dello spazio di seduta.

👉 Vuoi confrontarti su come tutelare il tuo setting professionale e gestire i confini? Partecipa ai gruppi di supervisione per counselor.

Logo piccolo1