Elementi di pratica

Il contratto (2)

Sotto l’aspetto giuridico il contratto fra counselor e cliente si configura in uno scambio: il counselor presta la propria professionalità e il cliente corriponde un compenso economico.
È opportuno utilizzare il consenso informato come forma scritta, ma il contratto può anche essere solo orale.

Le regole pratiche, giuridiche e deontologiche che strutturano l’intervento di counseling:

  • Il sinallagma professionale: La reciprocità tra prestazione d’aiuto qualificata e corrispettivo economico: legittimare il proprio valore professionale e pattuire con trasparenza entità e modalità di pagamento.

  • Coordinate temporali e spaziali: Durata standard, cadenza e orari degli incontri. La scelta del luogo protetto e il rifiuto deontologico di setting impropri o informali (bar, domicilio del cliente o spazi pubblici).

  • Gestione delle disdette e rispetto del tempo: La regola del preavviso delle 24 ore: significato pratico e relazionale della tutela del tempo concordato per entrambi i contraenti.

  • Il consenso informato scritto: L’importanza della modulistica associativa e professionale: privacy, segreto professionale, limiti dell’intervento e tutela reciproca contro ogni ambiguità.

La gestione della cornice pratica in supervisione

Ritardi reiterati, richieste di sconti, disdette all’ultimo minuto o tentativi di spostare il colloquio in luoghi informali non sono mai semplici problemi logistici, ma precisi messaggi relazionali. Nei nostri gruppi di supervisione per counselor esploriamo come custodire la fermezza del setting senza perdere l’accoglienza empatica, trasformando le violazioni delle regole pratiche in occasioni di consapevolezza per il cliente e per il professionista.

👉 Ti capita di trovarti in difficoltà nella gestione pratica del setting? Porta i tuoi dubbi nei gruppi di supervisione per counselor.