Caviardage? Ci può entrare qualcosa il caviale, solo perchè è nero? E a chi è venuto in mente di annerire parole e frasi, e cancellare immagini, per estrarre quel che nella pagina già c’era e non era visibile?
In questo episodio del podcast analizziamo il potere trasformativo della cancellazione creativa e della poesia visiva attraverso questi nuclei concettuali:
Dalla censura all’atto artistico: L’annerimento selettivo del testo a stampa, ispirato all’opera di Tom Phillips, trasforma un vincolo censorio in un’opportunità di illuminazione espressiva.
La sottrazione che rivela: L’eliminazione visiva delle parole superflue aggira le difese razionali e fa emergere contenuti emotivi immediati e autentici.
Riscrittura delle convinzioni limitanti: L’oscuramento guidato di frasi bloccanti apre la strada alla formulazione attiva di nuovi manifesti personali e valori vitali.
Integrazione tra parola e immagine: La contaminazione grafica tra segni a inchiostro e frammenti di testo offre uno spazio sicuro per accogliere sia la parte censoria sia la parte libera del cliente.
Il caviardage nel counseling e la supervisione
L’impiego del caviardage nel colloquio richiede una rigorosa postura di ascolto fenomenologico: il professionista deve astenersi da interpretazioni simboliche arbitrarie e lasciare che sia il cliente ad attribuire significato all’opera prodotta. Nei nostri gruppi di supervisione per counselor sperimentiamo questi dispositivi creativi tra colleghi, per custodire il rigore del setting e valorizzare l’unicità di ogni percorso.
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