Sto cercando una mappa o una conferma? Quale emozione o quale incertezza sto cercando di non sentire? Quali letture alternative esistono? Che cosa potrebbe smentire questa prima interpretazione? Questa risposta mi aiuta a essere più presente oppure mi protegge dal contatto con il cliente?
Che cosa accade quando il counselor usa l’intelligenza artificiale per pianificare le tappe di un colloquio o per cercare conferme dopo un momento di difficoltà?
Attraverso due simulazioni pratiche e il confronto tra colleghi, analizziamo i rischi metodologici attorno a quattro nuclei:
- L’illusione della procedura: pianificare le risposte con l’AI induce a seguire un copione mentale che rompe il contatto e suscita resistenze nella persona.
- Tollerare il vuoto: la nostra ansia cerca scorciatoie tecniche, la relazione richiede la capacità di stare nell’incertezza del qui e ora.
- La compiacenza dell’algoritmo: l’AI asseconda le premesse del counselor (sycophancy) e può trasformarsi nel complice che convalida le nostre interpretazioni.
- Confini e riordino: un uso sano può essere l’organizzazione logica degli appunti post-seduta, sempre nel rispetto assoluto della riservatezza dei dati.
Nei nostri gruppi mensili di supervisione per counselor ci alleniamo a riconoscere le nostre difese, a stare nella risonanza corporea e a trasformare l’incertezza in risorsa per la relazione d’aiuto.
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