Fra i ghiacci dell’Alaska il piacere di avere come protagonista Judie Foster, con il suo bel viso che non vuole nascundere il passare degli anni.
Avevo cominciato a raccontarla tutta con l’avviso “spoiler” ma mi sono stufato perchè la vicenda è troppo arzigogolata per renderla, magari chi vuole la trova su wikipedia.
Vengono mischiati veri indizi ai quali trovare una collocazione, come in ogni giallo che si rispetti, con inverosimili simboli arcani indigeni che “risolvono” punti morti della storia.
Ci sono anche il poliziotto stronzo, il capitano che entra a fermare l’indagine sul più bello e insomma tutti gli ingredianti del genere.
Alla fine tutto viene fatto tornare con accelerazioni drammatiche del tutto inverosimili e non manca uno spiegone costituito da un mantello femminista di quelli che, buttato lì a sorprendere, ti fa rendere conto di quanto controproducente per la giusta causa siano queste forzature di sceneggiatura.
Vale la pena guardarlo solo per Judie Foster e per l’ambientazione fra i ghiacci.
Il primo True detective, con Matthew McConaughey and Woody Harrelson, è rimasto unico e inarrivato. Peccato.
