È Colin Farrel, The Penguin nella foto.
Irriconoscibile, se non lo avessi letto prima, e tuttavia bravissimo come sempre, nella parte di questo relitto umano, schifoso ogni oltre limite, in tutte le otto puntate di questa godibilissima serie.
Godibilissima per chi sa stare dentro una narrazione dalla quale non ci si può aspettare verosimiglianza nè coerenza, e che tuttavia scolpisce credibilmente le personalità dei personaggi.
Prima fra tutti l’eccellente Cristin Milioti, che non mi pare di aver mai incontrato prima, nella parte di Sophia, la figlia del boss spedita in manicomio che sarà alleata e poi rivale e poi alleata e poi rivale del nostro protagonista.
Mi sono trovato a fare il tifo per questo ignobile Pinguino, che naviga fra il peggio del peggio alla ricerca del riscatto dalla malattia da piccolo che lo ha segnato e lo continua a segnare.
Finale strepitoso.
Però: non vi fidate troppo del mio parere, è un genere che potrebbe proprio farvi schifo, anche se dovrebbe bastare una puntata per capire come gira.










