Cinema

Ricordo di averlo visto al cinema Rialto e di esserne uscito stordito, incapace di mettere in fila quello che mi frullava dentro.

A distanza di alcune decine di anni – saranno un paio d’anni che lo tengo a bagnomaria – ne resta intatta la potenza. La critica feroce alla borghesia, che sbaglia anche quando regala la fabbrica agli operai perchè così impedisce loro di fare la rivoluzione, possiamo lasciarla fra gli eccessi di ideologismo, mentre resta intatta l’eversione che, attraverso la sessualità tenera e sfrontata del bellissimo Terence Stamp, contagia ogni singolo membro della famiglia, da Silvana Mangano a Massimo Girotti ai due giovani figli: solo la servetta Laura Betti, unica proletaria, ne uscirà trasfigurata di santità.

Pure per questo, anche più che per Ubriaco d’amore di cui dicevo ieri, serve azzeccare il momento con l’umore giusto, ma Pasolini riesce sempre a non lasciarci nell’indifferenza.