Cinema

Sono andato a cercarne il significato, ed è una parola araba che significa via, sentiero.

Un uomo con il figlio di una decina d’anni e un cane arrivano a un rave nel deserto del Marocco con un mazzo di foto in cerca della figlia e sorella circa ventenne che da cinque mesi non dà notizia di sè.

Sentono dire di un altro rave e si aggregano, fortemente sconsigliati, con il camperino scalcagnato, a due camion seri abitati da personaggi che sembrano i prototipi dei cresciuti nei rave, almeno come me li posso immaginare io.

Il viaggio nel deserto verso la Mauritania sarà pieno di difficoltà e ostacoli di ogni genere e ognuno sarà sottoposto a prove alle quali non sembra giusto che un essere umano possa essere chiamato.

La tragedia arriva improvvisa, inaspettata, si consuma in un soffio e tu che guardi ti chiedì perchè e vorresti mollare tutto ma quel deserto ha un fascino irresistibile e qualche forma di inedita solidarietà sembra lenire le ferite irreversibili.

Non mi sento di consigliare nessuno di andarlo a vedere perchè pochi film sono così duri e tuttavia così pieni di tale bellezza che alla fine la disperazione riesce a non prendere il sopravvento.