Film del 1997, che allora mi sfuggì.
Non un’opera memorabile, ma la presenza di William Hurt ne nobilita qualsiasi.
Intorno a una vera dipendenza affettiva ruota un processo verso un uomo di cui una delle vittime dice che “è inutile processare chi non può non essere come è”.
William Hurt rappresenta l’accusa ma, anche se una buona metà del film si svolge in tribunale, non ci interessa come finirà il processo, mentre ci confrontiamo con persone che, ciascuna a suo modo – e con l’eccezione delle famiglie perfettine – non trovano la maniera di esprimere le proprie potenzialità affettive e, ciascuna a suo modo, le depotenziano quanto possono.
Potrebbe annoiare, anche perchè alcuni dialoghi sono proprio sconclusionati, perciò non è un film che mi viene da dire guardatelo assolutamente.
Guardate però assolutamente i primi 5/10 minuti in cui appare (non lo vedremo più poi) Sean Penn in un memorabile duetto con Wlliam Hurt.
Infine, come tante volte mi capita, avrei messo “The end” subito prima dell’ultima, inutile scena.
