Cinema

Comincio dalle cose buone: una delle migliori colonne sonore della storia del cinema.
Il tema non è originale: un uomo, che si intuisce abbia vissuto un passato diverso, lavora alla pulizia dei bagni pubblici – piccole opere d’arte volute dalla città di Tokio – e lo fa con passione maniacale.

Negli intervalli fotografa lo stesso albero ogni giorno, e nel resto della giornata pranza nello stesso bar, si fa il bagno ai bagni pubblici, legge romanzi impegnativi, cena dove la proprietaria del bar si esibisce in una straordinaria versione giapponese di “The house of the raising sun”.

Insomma: la morale è che un lavoro fatto bene dà soddisfszione quale che sia quel lavoro, e la vita presenta ogni giorno piccoli momenti di cui si può godere. Tutto qui? Sì, temo sia proprio tutto qui, e la maestria delle inquadrature di Wenders non basta a mettere in secondo piano la noia mortale della prima ora.

Nella seconda ora qualcosa, qualcosina-ina, succede, ma gli eventi sono freddi, non toccano, il gioco dei piedi acciacca-ombre è datato e forzato.
L’ultimo minuto di eccezionale bravura espressiva dell’interprete principale ha suggellato il premio vinto a Cannes come migliore attore. Un pezzo di bravura, di sicuro.

Insomma, un film “datato”, credo che Wenders, anche se leggo critiche osannanti, avrebbe fatto meglio a restare sul progetto che in origine gli era stato commissionato, e cioè un documentario su questi bellissimi nuovi cessi pubblici di Tokio.