Commedia


Amo McEwan, ogni anno mi aspetto che gli assegnino il Nobel, ne ho letto credo tutto, non tutti i romanzi mi sono piaciuti allo stesso modo ma tutti è valsa la pena leggerli.
Questo “Lezioni” parte alla grande, trasmette con estrema delicatezza – sono le primissime pagine, non svelo niente – le attenzioni erotiche della maestra di piano venticinquenne verso un bambino undicenne.
Ronald, il bambino in questione, è il protagonista di questo romanzo, che attraversa la storia del novecento fino ai giorni nostri.

Non è un romanzo storico, i personaggi vivono le loro vite, i loro amori, le loro difficoltà come vite di persone normali, che si sono trovate a entrare in contatto con la miseria della Berlino Est e poi con l’esplosione di gioia dell’abbattimento del muro.
L’episodio iniziale, e i seguiti, non avranno, a differenza di quanto ci si può aspettare, grandi impatti sulla vita di Ronald, che ci viene raccontata mentre si svolge tutto sommato piana.
La bravura di McEwan sta nella preparazione degli “incontri”.

Non posso dire qui per non svelare troppo, ma tutto sembra costruito in crescendi che sfociano in incontri chiave.
Ma le piste sono parallele, perciò immaginiamo una melodia A che l’orchestra porta, con tutte le variazioni necessarie, in crescendo, per poi passare alla melodia B e, quando anche la melodia B è cresciuta e sembra stia per risolversi, l’orchestra torna alla melodia A e ne offre la risoluzione: l’incontro, appunto.
Non è mai una risoluzione a suon di grancassa con tutti i fiati e i legni dentro, sono sempre violoncelli e clarini ad accompagnarci, senza che questo mitighi la forza delle passioni in gioco.

Tuttavia si tratta di 561 pagine, che ho letto tutte volentieri perchè è la scrittura di McEwan, ma ho maledetto l’editor che non si è imposto per tagliarne almeno, a occhio, centocinquanta. Pagine e pagine sui chi sono e che amici hanno i genitori di Ronald e quelli della sue compagne e gli ex di ciascuno e così via, che mi sono arrivati come riempitivi del tutto inutili alla storia. Se non, forse, per prolungare l’attesa per gli INCONTRI.

A un certo punto, verso la fine, lo posso dire perchè è del tutto ininfluente, si viene a sapere che X ha un fratello che non sapeva di avere, questo fratello entra in scena e non cambia niente dei contesti in cui si introduce, ma perchè queste venti (?) pagine del tutto inutili?
Credo di aver esagerato con la parte critica, spinto dall’aspettativa verso un autore che davvero amo.
Da leggere. Comunque da leggere