Secondo me, uno dei migliori film di Muccino, sia pure nel ricorrere delle tematiche fisse del suo cinema, di relazioni che non funzionano, si rompono, a volte si aggiustano, più spesso no, in una specie di maledizione esistenziale sulla possibilità di vivere relazioni sane, nutrienti, appaganti.
Come in tutti i suoi film anche qui ci sono scene di personaggi che corrono ma stavolta con maggiore misura e con un senso di necessità, non solo per dare movimento.
Due coppie, Claudio Santamaria e Stefano Accorsi – qui più bravo del solito – con le rispettive mogli Miriam Leone e Carolina Crescentini.
Nella foto manca Blu – interpretata da Beatrice Savignani – una giovanissima allieva di Stefano Accorsi, professore universitario, che funzionerà da catalizzatore delle esplosioni emotive che sconquasseranno le due coppie, che avevano programmato una settimana rilassante di vacanza a Tangeri.
Nella foto c’è invece la figlia tredicenne del ristoratore di successo Claudio Santamaria e della moglie decisamente non del tutto equilibrata.
La ragazzetta diventa, prima suo malgrado ma poi con una certa malizia, protagonista laterale, rispetto alla quale Muccino dice e non dice ma ci fa sospettare che possa aver avuto una parte non secondaria negli eventi finali.
L’ho vista come una specie di programma mucciniano che sembra dirci guardate che le nuove generazioni non saranno migliori.
Ottima sceneggiatura.
So che nel mondo del cinema Muccino e Accorsi sono ferocemente criticati, a me continuano a sembrare entrambi molto bravi.
