Commedia

Nelle prime pagine scende dalla stanza dove sta scrivendo un saggio su Kierkegaart per cercare qualcosa, e mentre cerca si imbatte nel pentolino sotto al quale è rimasto il fuoco acceso: infatti si sta bruciando, e per spegnerlo lo fa cadere. Nel raccoglierlo si brucia la mano, che mette sotto l’acqua corrente; viene però interrotto dallo squillo del telefono “oddio, questa è mia sorella! Dovevo chiamarla alle dieci, ma in effetti non sono ancora le dieci…” Ma non si ricorda più a cercare che cosa è sceso. Suona il campanello di casa “uffa!” ah, per fortuna è la dolce postina dagli occhi teneri, dalla quale si fa portare due o tre libri a settimana solo per incontrare il suo sorriso…le apre la porta e…ecco! Adesso si è ricordato che cosa cercava! Ma le dieci sono passate? Ha telefonato alla sorella? Di nuovo squilla il campanello: è stavolta il letturista della luce che gli chiede di accompagnarlo nella cantina dove sta il contatore, perchè per lui è la prima volta. All’improvviso Baumgartner cade per le scale e si fa male a un ginocchio; e resta sorpreso dalla gentilezza del letturista, che più tardi passerà a portargli un po’ di ghiaccio, poichè il suo freezer non funziona.

Sono andato a memoria, e adesso ci sarebbe da prendere fiato.

Dopo questo primo, breve capitolo, ho pensato – anche perchè l’ho letto seduto, prima lettura dopo un mese e mezzo di ospedale, al bar della Villa – ecco il solito Paul Auster che ti porta in giro senza capo nè coda mentre ti ammalia con la sua scrittura.

Poi mi sono detto: ma quale “solito” Paul Auster, se ne hai letto solo “Trilogia di New York”, di cui non ricordi niente salvo un costante senso di inquietudine e “La musica del caso”, di cui invece ricordi bene,l’angoscia di questi due che per un debito da niente si trovano semi prigionieri in un posto assurdo da cui sarebbe pure facile scappare ma che non ce la fanno mai.

C’è da aggiungere quel gioiellino di Smoke, di cui ho scoperto solo tardi che ne fu sceneggiatore e co-regista.

Poi Baumgartner si sviluppa invece, in modo abbastanza lineare, per centocinquanta pagine di ricordi di una vita – ha settantadue anni, vedovo – che potrebbero essere del tutto diversi e se sono quelli che sono è perchè quello che arriva, mi è parso, non sono tanto i contenuti delle storie quanto lo svolgersi di un’esistenza inquieta eppure pacificata e capace ancora di tenerezza e forte interesse emotivo e intellettuale per la giovane ricercatrice che verrà a consultare l’archivio della moglie morta, che ha pubblicato solo un piccolo libro di poesie ma che ha lasciato tanti abbozzi di romanzi, lettere, anche scambio di lettere con Baumgartner, tutta documentazione della quale andranno fatte serie valutazioni circa la pubblicabilità, ma intanto i cerchi di un’esistenza sembrano essersi chiusi tutti.
È un piacere sapere che è l’ultima cosa che ha scritto prima di morire.

Vedo su Wikypedia che ha scritto tanto, grazie a chi saprà consigliarmi qualche altro romanzo, fra i tanti.