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Con Mara Venuto ci siamo conosciuti quasi vent’anni fa.

Conducevo un workshop e Mara, che vi partecipava, aveva organizzato in quattro e quattr’otto un rap che ha diretto con altre compagne del momento.

Poi ne ho seguito da lontano – è di Taranto e vive in Puglia – l’evoluzione artistica: scrittrice di teatro, animatrice culturale e, sopratutto, credo di poter azzardare, poetessa.

È rimasto vivo, nel tempo, un filo di reciproca simpatia e apprezzamento, finchè ieri c’è stata la possibilità di incontrarsi di nuovo per una circostanza singolare, nella quale Mara si è ricordata di me: un pomeriggio, in una bella casa di Roma, nella rassegna #lalineadombraroma , con tema le tragedie dell’Ilva di Taranto.

Hanno partecipato, oltre a Mara, che ha letto alcune sue poesie dedicate alla sua citta, il poeta #CosimoLamanna e #StefanoMariaBianchi, autore del documentario, visibile su Raiplay, “A denti stretti”.

In poco più di un’ora ai circa quaranta presenti è stato restituito dal vivo lo spessore di quelle tragedie, che hanno finora trovato tante espressioni culturali e artistiche, non ancora una vera ribellione. Fa male capire che le malattie hanno covato per anni e che non se ne è potuto nemmeno parlare finchè non si sono consolidati i numeri dei morti e le statistiche sono state incontrovertibili.

Una serata piacevole e molto interessante, un grazie sentito alla padrona di casa Francesca Piro e alla sua ospitalità.

E un abbraccio finale a Mara, che si è sorbita, per esserci, chissà quante ore di pullman Taranto-Roma-Taranto.

PS: sono astemio, eppure sono in grado di riconoscere, da un sorsetto, la qualiità di un buon vino. Così con la poesia: non la frequento, non la cerco, eppure se mi capita capisco se è fuffa o se sotto ci sono anima e corpo di chi l’ha scritta. Le poesie di Mara, si capisce subito, sono così.