Il giorno dopo, nella povertà di offerta della piattaforme, ho continuato sulla scia.
Pensavo fosse successivo, invece è precedente (1977) a Manhattan (1979).
Una delle tante varianti sulle relazioni di coppia, che da perfette finiscono per naufragare, ognuna a suo modo ma sempre con lo sguardo affettuoso e comprensivo dell’autore, che sono la continuità della filmografia di Woody Allen.
Ho letto la sua biografia, divertente come i film e, anche mettendo da parte le brutte storie seguite alla rottura con Mia Farrow, alla fine, oltre a un matrimonio giovanissimo, Woody Allen ha avuto relazioni con Diane Keaton, Mia Farrow e l’attuale moglie – dal 1997: 27 anni di matrimonio con due figli adottati – Soon-Yi.
L’impressione è che, oggi alla soglia dei novant’anni, abbia ceduto ai suoi personaggi la maggior parte delle sue nevrosi.
Fra le scene più godibili la fila al botteghino del cinema e l’insofferenza per il trombone che dietro di lui pontifica sui limiti dei film di Bergman e Fellini, finchè non gli corre in aiuto il vero Mcluhan, che il trombone cita a sproposito.
Nell’autobiografia Whoody Allen si dispiace perchè, pur avendo potuto sempre fare i film che ha voluto, come ha voluto, non è stato in grado di girare un vero capolavoro. Beh, con ovvi alti e bassi, l’intera sua filmografia la considero un capolavoro,
Io e Annie (titolo originale “Annie Hall”) vinse quattro Oscar.
