Commedia

Nicola se ne sta tranquillo al mare di ottobre, con il suo taccuino e la sua matita, e piano piano la spiaggia si popola di personaggi che, ciascuno a suo modo, attirano o chiedono la sua attenzione.
Il cercatore di tesori con il suo metal detector autocostruito, Lu, la giovane canoista che Nicola seguirà fino alla boutique dove lavora come commessa e che gli farà conoscere Eveline, la proprietaria, una bella signora sessantenne che ospiterà il nostro protagonista in un memorabile pomeriggio di chiacchiere fra signore che si provano questo e quel modello.

Lu è anche l’aggancio per il negozio di sport dove Nicola comprerà un kajak, solo per avere l’occasione di farsi insegnare a pagaiare da Lu, alla quale regala, peraltro con grande discrezione, abiti, con la scusa di farglieli provare per una sua parente indeterminata.
Una specie di seduzione che sa destinata all’impossibile e che tuttavia ha voglia di sperimentare, con leggerezza.

La figura della madre di Nicola, che funziona da paradigma per tutte le donne che sta incontrando in questo ottobre e per tutte le donne della sua vita che volta a volta ricorda, a me è sembrato un inutile espedente narrativo: le teoria di donne delle passioni passate e delle illusioni presenti credo sarebbe stata più che sufficiente a rendere al lettore la stagione del protagonista.
Il quale qui e là ci ricorda di essere stato uno scrittore – all’inizio qualcuno azzarda che sia stato un magistrato e Nicola glielo fa credere – e, da bravo scrittore, si scusa con il lettore per dovergli raccontare, solo nelle ultime pagine, il motivo per il quale se ne sta al mare proprio a ottobre, ma le regole del romanzo vanno rispettate.
Una bella scrittura che è piacevole scorrere.

Non dev’essere per caso che l’ho letto in fila con “Baumgartner” di Paul Auster: Paul Auster è morto poco dopo averlo scritto, Domenico Starnone è ben vivo, entrambi hanno scritto nel momento in cui le esistenze vanno a sfumare, e mi ha fatto piacere cogliere, da entrambi, con le ovvie differenze di stile e personalità, quel senso di incompiutezza di chi sa che ha fatto bene e che avrebbe potuto fare anche meglio e quindi non si accontenta.
Mi viene spontaneo il paragone – non che si debba scegliere, per carità – con il Philip Roth invece incazzoso e avvelenato fino all’ultimo.