Le prime dieci pagine, scritte in corsivo, vanno lette con molta attenzione, perchè contengono, non facili da individuare, un paio di informazioni importanti.
Le sono andate a rileggere, dopo aver finito “Il passeggero”, per togliermi lo scrupolo di essere stato un lettore disattento che non ha capito perchè è stato negligente.
In effetti, nel rileggerle, qualcosa in più mi è arrivata, ma niente che fornisse una qualche chiave di lettura.
L’inizio, dopo le pagine in corsivo, è davvero appassionante, nella descrizione di questi tre palombari che entrano in un aereo misteriosamente inabissatosi in mare e ci trovano dentro nove passeggeri in assetto del tutto improbabile.
Dunque, misteri su misteri, a cui si aggiunge il mistero di un decimo passeggero che ci sarebbe dovuto essere ma non c’era.
Da qui in poi è tutto un peregrinare di Western, il protagonista, uno dei sommozzatori, che incontra amici, amiche, vecchi amici, vecchie amiche, governativi che sono convinti nasconda qualcosa, un tipo che gli consiglia di sparire.
Seguiamo Western qui e là, casualmente, per lo più in luoghi solitari, come se gli mancasse l’atmosfera de “La strada”.
In parallelo, corsivo, la malattia mentale della sorella, suicida (no spoiler: prima pagina), di cui Western è (forse) stato innamorato.
Essere figli di uno scienziato che ha partecipato al progetto Manhattan offre l’unica chiave di lettura che trovo plausibile (e del tutto insufficiente all’insieme): “questo mondo fa schifo e le colpe di vostro padre ve le beccate voi anche se non c’entrate”.
La scrittura è sontuosa, pure troppo, con pagine proprio difficili da seguire.
Il meglio sono i dialoghi, sempre ficcanti, tesi, brillanti, che coprono credo la parte prevalente delle 370 pagine.
Hanno, tuttavia, i dialoghi, un difetto grande: i personaggi parlano tutti allo stesso modo; Western ne incontra tanti, molto diversi fra di loro, ma quando si parlano sembra che stia parlando sempre con lo stesso interlocutore, che sia un ubriaco, un amico morente, un agente federale, una ex fidanzata, un transgender, un avvocato.
A mano a mano che diminuivano le pagine da leggere e che insieme calava l”aspettativa di una spiegazione, di una chiave di lettura, cresceva la mia irritazione, che è rimasta la sensazione principale, a lettura conclusa.
Grande scrittore, certo, ma per questo “Il passeggero” mi spiace dover concludere che la presunzione abbia prevalso.
Ho provato, non so con quanto successo, a farmelo restare simpatico immaginandolo che, a 90 anni – è morto poco dopo – se ne sia voluto altamente fregare, della serie “ormai faccio come mi pare, che cazzo volete da me?”.
Da leggere.
