Condivido totalmente l’analisi che Stefano Feltri fa nella sua newsletter “APPUNTI”.Non è, non poteva essere, un’analisi completa: manca, qui, la parte strettamente economica e manca la parte dei ricchissimi possessori di tecnologia (Musk), ma questa analisi mette l’accento su quella che una volta si chiamava la “contraddizione principale”, che non è più borghesia/proletariato; è, invece, il perdurare del maschilismo patriarcale l’ostacolo principale all’evoluzione umana.

LA NUOVA ERA FASCISTA IN OCCIDENTE
Il geniale Umberto Eco definiva Ur-fascismo o Fascismo eterno un insieme di tratti psicosociologici sempre pronti a riemergere che costituiscono lo “zoccolo duro” di qualsiasi regime che possiamo definire “fascista” anche senza gagliardetti e camicie nere.
Tra questi, il culto della tradizione (Make America Great Again), l’irrazionalismo e la diffidenza per la cultura, la paura della diversità, e quindi il razzismo, la frustrazione delle classi medie, l’ossessione per i complotti (They are eating the dogs and the cats in Springfield) e, last but not least, la misoginia e il machismo.
Mi sembra chiaro che questa rapida analisi permetta di concludere che oggi il mondo occidentale è entrato in una nuova era fascista.
Ci aveva già pensato l’Italia, sempre avanti nelle sue invenzioni politiche, con lo sdoganamento di un partito di estrema destra che certo, può negare ogni legame col fascismo storico (anche se lo nega normalmente con un “ni” più che con un “no”), ma che incarna pienamente l’Ur-fascismo di Eco con il culto della tradizione italica, l’ossessione della natalità, il controllo del corpo delle donne, il razzismo contro gli stranieri e l’odio assoluto per la cultura, tanto da affidare a una serie di analfabeti imbarazzanti il ministero della Cultura in un paese che possiede il più grande patrimonio culturale al mondo (ho avuto l’onore di ascoltare personalmente il ministro Alessandro Giuli a Venezia delirare sui libri fatti di acqua, sul pensiero solare, e sul trionfo del manga come formato culturale).
Il fascismo eterno è sempre pronto a rinascere: lo troviamo in qualsiasi epoca e non è disinfestabile attraverso l’educazione o la cultura democratica. Perché? Perché è un tratto mentale, una disposizione psicologica prima di essere una posizione politica.
Da dove salta fuori questa disposizione psicologica? E perché il buon Dio, o la selezione naturale, l’hanno lasciata in circolo invece di spazzarla via nel corso dei secoli?

L’origine del fascismo eterno
Mia madre soleva dire: “Gratti la vernicetta e dietro ogni essere umano c’è un uomo del Pleistocene”. Ecco la spiegazione.
L’Ur-fascismo è ancorato all’uomo ancestrale, a un uomo pre-culturale, che ha evoluto risposte istintive a situazioni potenzialmente pericolose: gli altri, che non appartengono al gruppo, sono un potenziale pericolo, le donne se non vengono dominate e controllate, sono un pericolo per la continuazione della specie, gli dèi, i riti magici sono l’unica protezione contro la paura della morte e dell’altro.
Tutto ciò che cerca di reprimere questi istinti, ossia l’educazione politica, la cultura, le forme nuove di socializzazione, la libertà delle donne, è un rischio per quel maschio bestiale, primitivo, ignorante e violento che sta dietro alla vernicetta anche del più chic professore di Harvard.
L’Ur-fascismo è insomma il rifiuto della civiltà: delle sue regole, dei suoi progressi incontestabili (l’uguaglianza di tutti gli esseri umani per esempio), della sua complessità (Hitler considerava la teoria della relatività di Einstein scienza degenerata, Donald Trump rifiutò i vaccini contro il Covid, si inventò non so quali teorie del complotto sulla Cina e ritardò in questo modo l’azione contro la pandemia negli Stati Uniti), del suo sviluppo morale e sociale.
I diritti delle donne sono frutto della civiltà, i libri, la scienza, la musica, l’arte, gli immensi progressi della medicina che se il mondo non fosse in mano agli Ur-fascisti potrebbero curare la maggior parte delle malattie nei prossimi anni, le città, le grandi aree urbane, sono frutto della civiltà (il divario aree-urbane e aree rurali nella vittoria di Trump non è un caso, infatti).
Le civiltà sono un insieme di fenomeni sociali e culturali che portano avanti una Storia, fanno evolvere gli esseri umani dallo stato brado in cittadini e spezzano il legame con la nostra natura di Homo Sapiens dandoci nuove identità.Reprimere gli istinti
Già Sigmund Freud nel 1929, un periodo storico che ricorda in modo allarmante il nostro presente, scriveva ne Il disagio della civiltà, che il problema che abbiamo con la civiltà è che ci costringe a reprimere gli istinti, prima di tutti gli istinti sessuali e quelli violenti.
Questa repressione crea frustrazioni e varie nevrosi e aspetta solo che l’Ur-fascista faccia capolino per liberare le vele e scatenare le pulsioni tenute a bada dalla vernicetta della civiltà.
Ovviamente, la nozione di “civiltà” è altamente problematica, perché ogni civiltà pensa di essere la migliore, cerca di dominare le altre e le norme e le regole “civili” in cui tanta umanità è vissuta sono state spesso norme coercitive, che hanno impedito a interi gruppi, come per esempio le donne, di esprimersi come desideravano.
Il pensiero di sinistra americano degli ultimi trent’anni è stato interamente devoluto alla critica della cosiddetta “civiltà” attraverso importanti correnti di pensiero come il post-colonialismo e il femminismo, tra le altre.
Resta però che criticare la civiltà non significa uscirne: significa trovare nuove regole per andare avanti, ripensarsi, fondersi con altre prospettive.
Invece per l’Ur-fascismo la civiltà è roba per signore: l’uomo vero (perché l’Ur-fascismo è un’espressione psicologica tipicamente maschile, pace Giorgia Meloni) prende la donna per i capelli e la violenta senza il suo consenso, decide convinto di quello che lei debba fare con il suo utero, tratta il diverso a calci nella pancia, e non sta lì a perdere tempo con libri e balletti, perché c’è la partita, occasione nella quale si può magari spaccare la faccia a un avversario, e c’è la televisione, dove ci sarà sicuramente un canale che dice esattamente quello che lui già pensa.L’occasione persa di Kamala
Dall’Ur-fascismo non ci libereremo mai. Ma combatterlo possiamo. E penso che la candidatura di Kamala Harris sia una grande occasione perduta.
Una donna sessantenne con origini etniche miste incarnava, solo con la sua esistenza, un nuovo mondo, una nuova civiltà: un mondo in cui le donne sono persone autorevoli da ascoltare, non bambine da aggredire sessualmente, un mondo già presente e inevitabile nel futuro dove le etnie e le identità sono mescolate e ricomposte e questa è una ricchezza culturale e intellettuale, non una perdita del sangue puro.
Le donne americane che hanno votato Trump sono le più colpevoli di questo risultato elettorale. Chi ha visto un uomo parlare delle donne così, trattarle in modo immondo, aggredirle, violentarle, e lo sceglie come suo leader è responsabile del destino disastroso a cui andrà incontro e a cui andranno incontro le proprie figlie.
Combattere l’Ur-fascismo significa combattere la paura della civiltà: certo, c’è tanto da cambiare, ma è dentro l’agorà che le battaglie si fanno, non è spaccando la piazza pubblica a manganellate.
Le donne hanno un ruolo cruciale da giocare, in America e nel mondo intero: l’Ur-fascismo incarna la battaglia più antica del mondo: quella della dominazione patriarcale.
Donald Trump è l’Ur-maschio che la nuova civiltà deve abbattere: osceno, dominatore, volgare, senza empatia, violento.
Le donne sono le prime a pagare i prezzi dell’Ur-fascismo: devono imparare a riconoscerlo, a ribellarsi, a battersi per avere posizioni di potere.
Un mondo pacificato da questo cancro, un mondo di civiltà nuova, può essere solo un mondo dove le donne smettono di sottomettersi all’oscenità del potere maschile.
