Cinema

Sappiamo dal trailer che il nostro giurato – un poco espressivo Nicholas Hoult, ma non è che la parte gli offrisse grandi spunti – è in difficoltà perchè, quella sera in cui è stata uccisa quella ragazza per cui si celebra il processo al compagno, lui ha urtato con la macchina forse un cervo ma, vista la pioggia torrenziale, non ne è del tutto sicuro.

Tutta la prima parte è la (noiosa) ripetizione del vecchio classico “La parola ai giurati”, in cui Henry Fonda vuole almeno discutere prima di condannare un ragazzo che avrebbe ucciso il padre. E perciò, qui come lì, c’è quella che sbrighiamoci che devo tornare dalle figlie, quello che pure mia figlia il marito la picchiava e via con tutto il campionario dei pregiudizi e dei bias cognitivi che ci si può aspettare.

Da adesso spoiler: la ragazza, della cui morte è accusato il compagno, è stata quasi sicuramente investita per caso dal nostro giurato il quale, all’inizio, “sapendo” l’accusato innocente, cerca di far discutere, ma quando le cose si mettono che potrebbero cominciare a indagare proprio su di lui allora converge, come tutti, sulla condanna, in modo da arrivare in tempo ad assistere al parto della moglie.

Nell’ultima scena la procuratrice, che nel frattempo – ma che sottostoria originale! – ha vinto le elezioni per il rinnovo della carica e ormai qualche dubbio se lo può far venire, si presenta a casa del giurato e finale fintamente aperto.
In tutto questo, non c’è da parte di nessuno un accenno di pietà umana per chi, innocente, si è preso l’ergastolo, e la morale sembra essere che tanto era un poco di buono con i tatuaggi di una banda che spaccia, violento con le donne, e dunque ben gli sta, anche se quella sera non è andato nella stessa direzione dove si era avviata a piedi la ragazza dopo uno dei loro tanti litigi.

Dicono che il regista sia Clint Estwood, io credo che la mano del regista sia tanto vera quanto la firma sulle palme di Schifano che negli anni ’70 si contavano in giro per Roma.