Due coppie di quarantenni in crisi, più uno storico amico comune di Fleishman e della moglie nell’altra coppia.
Otto puntate appresso alle difficoltà dei due uomini, Fleishman sopratutto, di occuparsi dei figli avendo a che fare con mogli ciascuna sciamannata a modo suo. Due santini, i mariti. Le mogli invece: una – l’attrice è stata la protagonista di Homeland, lì bipolare, qui fuori di testa comunque – che vuole riscattare con un lavoro prestigioso un’infanzia difficile, l’altra che non accetta di non avere più disponibili tutte le potenzialità che aveva a 20anni.
Un’inspportabile voce fuori campo che accompagna e commenta e spiega i passaggi emotivi di ognuno e li condisce con considerazioni profonde, si fa per dire, sull’esistenza: altro che show do’nt tell, qui è tutto un tell e pure pretenzioso.
Succedono pure poche cose, si vedono le diverse classi newyorkesi, le fisime delle signore annoiate e troppo ricche, tutto già visto, senza originalità.
Una grossa delusione, generale, un protagonista che fa della totale inespressività la sua forza.
Finale senza chiudere una storia che sia una: vi abbiamo fatto vedere i troubles dei 40enni newyorkesi, fatevelo bastare.
No, decisamente non basta.
