Dostoevskij è il nome che la squadra di polizia che lo cerca ha dato a un serial killer.
Filippo Timi, bravo come sempre, è il capo della squadra.
La storia è avvincente, con un finale interessante.
Dei fratelli D’Innocenzo, che hanno scritto e diretto la storia, vidi “L’età dell’abbondanza”, che mi piacque molto, e poi Favolacce, che mi confermò la bravura di regia, appesantita però da una negatività esistenziale fuori misura.
Lo stesso, purtroppo, devo dire per questo Dostoevskij, sempre cupo e piovoso e ci potrebbe pure stare, se non fosse che per arrivare a sei puntate hanno inzeppato di scene del tutto superflue e anche di personaggi – a che serviva il vice poliziotto? – inutili.
Aggiungo che hanno troppa voglia di mostrare quanto sono bravi – e lo sono molto – per cui ci caricano di primi piani esasperanti e ci infliggono bellissime inquadrature di brutture di ogni genere, in prevalenza posti e oggetti.
Insomma, poteva essere un ottimo film di un paio d’ore, è una serie che si fa vedere ma si trascina.
