Non mi è facile dirne, mi vengono in mente un sacco di difetti, primo fra tutti una colonna sonora fastidiosa e a tratti insopportabile.
Ma Luchetti, e soprattutto Elio Germano, mi hanno tenuto per più di due ore, lente, attaccato allo schermo, in attesa della rivelazione che ero certo non sarebbe arrivata, perchè inutile, nel contenuto.
La rivelazione sarebbe stata quella del segreto che si scambiano, come una prova d’amore, il professore e l’ex allieva: una cosa che non hanno mai detto a nessuno.
Dev’essere proprio brutta, questa cosa, se lei, pur amandolo profondamente, se ne allontana e va negli Usa verso una carriera di grande matematica, mentre lui forma una bella famiglia e ottiene grandi soddisfazioni nel mondo della scuola.
Resta, tuttavia, un uomo piccolo, irresoluto, terrorizzato dalla possibilità che la solida immagine pubblica e privata che si è costruito, con l’impegno di una vita, venga rovesciata fino a mostrare al mondo – alla figlia, alla nipote, chè la moglie forse qualcosa ha capito – come è davvero, dentro.
Non dirò del finale che, peraltro, non poteva che essere com’è, eppure non scontato.
