Sean Connery, qui affascinante maturo insegnante, ha organizzato una settimana fra le alpi svizzere con la nipote, figlia del fratello, della quale è convinto di essere innamorato.
Siamo negli anni trenta, quando la scarsità di comunicazioni permetteva questi inganni, quindi hanno detto ai parenti che staranno in un gruppo di alpinisti, all’albergo si presentano come marito e moglie.
Lui è un bravo alpinista, lei se la cava bene, prendono una guida per le vie più difficili.
Il film di Fred Zinnemann è dei primi anni ottanta, non ci sono effetti speciali, ma la fatica e i rischi dei passaggi sembrano vissuti davvero.
A un certo punto lei si confida con il bel giovane che fa loro da guida, non c’è niente fra loro, se non il palese disgusto della guida per la situazione della ragazza che, in quell’epoca, non presentava nessuna possibile via di uscita.
Si crea un clima di tensione.
Alla scalata più difficile vanno soltanto Sean e la guida: si troveranno in una situazione difficile – questa, per chi va in montagna, è la parte più bella e vera – che non riusciranno a superare.
Nell’ultima scena, quelli del paese, preoccupati del ritardo, vedono che dei due sta tornando soltanto uno. Chi, qui non lo dico.
Bello, anche rivisto a distanza di tanti anni.
