Commedia


letto solo perchè dello stesso autore di “Stoner” e perchè consigliato da Mario Santamaria, è uno di quei libri ai quali, al solo leggere il risvolto di copertina, non mi sarei mai avvicinato, chè figuriamoci che me ne può fregare di quattro uomini che, intorno al 1870, partono alla ricerca di una valle dove uno dei quattro, forse dieci anni prima, ha trovato una enorme mandria di bisonti.

Invece John Williams è di quegli autori che, come in Stoner, con l’incedere piano della sua scrittura, ti appassiona e ti tiene con il fiato sospeso ad aspettare se troveranno questa valle, che faranno dopo averla trovata, come se la caveranno di fronte alle mille difficoltà che una natura ancora non domata dall’incedere della ferrovia li costringe ad affrontare.

Gli snodi drammatici arrivano senza bisogno di grande preparazione, tu che leggi sai che arriveranno, puoi anche intuire quali saranno ma fino alla fine non ci vuoi credere e ti aspetti di incontrare l’espediente letterario, lo svincolo geniale e, quando saranno la natura, le conseguenze dell’avidità e il mercato che improvvisamente si gira ad averla vinta, cercherai ancora la trovata che dia una via di uscita dignitosa a questi quattro uomini puzzolenti, determinati e coraggiosi.

Se ci saranno, vie di uscita, non lo dico certo qui.

Non che potrei rovinarvi le sorprese, perchè trovarsi a stare in contatto con un mondo sconosciuto, tutto diverso dalle tante epopee viste al cinema, a sentirne gli odori, a soffrirne il caldo e il freddo, è privilegio sufficiente, di quelli che solo i grandi scrittori sono in grado di trasmettere.