Siamo nel 1984, la Converse ha più del 50% del mercato delle scarpe da pallacanestro, Adidas più del 30%, Nike un misero 13%.
È il momento in cui i giovani talenti che provengono dai campionati universitari passano fra i professionisti. Le aziende che producono scarpe si contendono i migliori, affinché scelgano le loro scarpe e così le pubblicizzino.
Il film è “Air”, regista Ben Affleck, protagonista è Matt Damon, che interpreta Sonny Vaccaro, comprimari sono Jason Bateman (qualcuno ha visto la serie Ozark?) e Viola Davis.
Un ottimo cast, dunque, un film quasi tutto in interni, un film di dialoghi, che tuttavia non perde mai di ritmo.
Film tutto al maschile, se non fosse per la mamma di Michael Jordan, colui che diventerà il più grande giocatore di basket di tutti i tempi. ma che in quel momento è soltanto un ottimo giocatore come tanti.
Michael Jordan non ci vuole nemmeno parlare, con quelli della Nike: non gli piacciono le scarpe della Nike.
La vera storia, infatti, è quella di Sonny Vaccaro, un Matt Dammon panciuto, grande intenditore di basket che si trova a dover superare ostacoli che sembrano invalicabili.
Sonny parla con il manager di Michael Jordan ma questi gli dice se vieni con una proposta scritta vincolante vediamo, se no Michael sta già chiudendo con Adidas, e non gli faccio perdere tempo inutilmente con te se non porti qualcosa di concreto.
Se Sonny avesse il potere decisionale gliela porterebbe, la proposta vincolante. Ma il grande capo della Nike (interpretato dallo stesso Ben Affleck, qui in stato di grazia), non è disposto a prendere nemmeno lontanamente in considerazione l’idea di spendere tutto il budget per MJ. Se ne potrebbe lontanamente parlare solo se Sonny ne avesse già ottenuto l’assenso.
Sonny si trova senza via di uscita, come un cane che si morde la coda.
Così sembrerebbe.
Sonny a questo punto tenta il tutto per tutto: si ficca in macchina, si fa da solo qualche migliaio di chilometri per andare direttamente a trovare i genitori di MJ.
Sta scavalcando il manager di MJ, e questa è una cosa scorrettissima, di quelle che se poi gli andrà male la sua carriera ne risentirà per sempre: nessuno farà più affari con lui.
Sonny parla con la mamma di MJ, che in quella famiglia di media borghesia nera è colei che decide. Sonny si vende quello che non ha, come se ne potesse disporre: offre l’intero budget della Nike per quella stagione.
Sa che può non essere sufficiente, perché Converse e Adidas potranno offrire altrettanto.
Che cosa può offrire di più? La sua passione. Lui ci crede talmente tanto, nel talento di MJ, che riesce a far venire un dubbio alla mamma: per noi non sarà uno dei 5 migliori giocatori che entreranno nel campionato, per noi sarà l’unico. Non sarà MJ che, come tanti altri bravi come lui, indossa una scarpa della Nike, no, faremo una scarpa di Nike fatta apposta per MJ, costruiremo la scarpa intorno a lui, e tutti la vorranno non perché è della Nike, ma perché ci sarà il nome di MJ sopra.
Sonny torna alla Nike trionfante. In realtà non ha niente in mano, ha solo una vaga promessa della mamma di MJ, che non si è per niente sbilanciata, si è solo impegnata a convincere il figlio, che quelli di Nike non li voleva proprio vedere, ad ascoltare, dopo Converse e Adidas, anche Nike.
Il grande capo, sempre Ben Affleck, è contagiato dall’entusiasmo, se la vedrà lui con il consiglio di amministrazione, andiamo avanti!
Nel frattempo il manager di MJ è infuriato: come ti sei permesso di scavalcarmi, tu con me non ci parli più, anzi tu hai chiuso con tutti, lo racconto a tutti, di te non si fiderà più nessuno, hai chiuso per sempre!
Qui entra in scena l’uomo delle scarpe: in pochi giorni alla Nike realizzano un prototipo dalla forma unica, con caratteristiche tecniche uniche, ma…
Ma la regola della Federazione di basket è che la maggior parte della superficie delle scarpe deve essere bianca, e come facciamo con tutto questo rosso che ci abbiamo messo? Ancora un ostacolo insormontabile.
E che succede se la violiamo, la regola?
Sono 5.000 dollari di multa.
Per tutto il campionato?
No, per ogni partita.
I big della Nike si guardano in faccia affranti ma l’incertezza dura solo un attimo: li pagheremo noi, anche se così sforeremo il budget di brutto.
Non è finita. Quando infine MJ si è convinto, gli è piaciuta la scarpa, gli è piaciuto come gliela costruiranno intorno, la mamma fa la telefonata chiave a Sonny.
C’è ancora una clausola importante.
Troveremo modo di accontentarla, signora, dica.
Mio figlio avrà una percentuale su ogni scarpa venduta con il suo nome.
Sonny sbianca: questo, signora, proprio non è possibile, nessun produttore può fare questo, non è così che funziona.
Non la faccio tanto lunga: il film è un film discreto, un buon prodotto, niente di più, molto iu es e nel mito della volontà e del successo, in buona parte è pure uno spot per Nike, la linea di prodotti si chiamerà “Air Jordan”, da cui il titolo, e sarà un successo da milioni di dollari.
Vale la pena vederlo per una sceneggiatura che ti tiene comunque incollato, e per gli interpreti.

Abbiamo preso spunto da questo film per un episodio dedicato al counseling.
Lo troverai qui, nell’altra sezione del sito.
