
Ce ne dà una chiave Milan Kundera, ne “L’insostenibile leggerezza dell’essere”.
“Tutti abbiamo bisogno che qualcuno ci guardi. A seconda del tipo di sguardo sotto al quale vogliamo vivere potremmo essere suddivisi in quattro categorie:
La prima desidera lo sguardo di un numero infinito di occhi anonimi:
un pubblico.
Alla seconda appartengono quelli che per vivere hanno bisogno dello sguardo di molti occhi a loro conosciuti. Sono gli instancabili organizzatori di eventi.
Le terza categoria è quella di chi ha il bisogno di essere davanti agli occhi della persona amata: la loro condizione è pericolosa perchè una volta o l’altra gli occhi della persona amata si chiuderanno e sarà il buio.
La quarta categoria, infine, la più rara, è quella di coloro che vivono sotto allo sguardo immaginario di persone assenti: sono i sognatori.
A quest’ultima categoria appartiene Simon, il figlio del protagonista Tomàs.
Tomàs lo ha lasciato appena nato perchè frutto di un errore.
Da adulto si incontrano e si rendono conto di non avere niente da dirsi.
Da quel momento Simon scrive lunghe lettere al padre e poi, dopo la sua morte, le scrive a una vecchia amante del padre che nemmeno conosce di persona.
“𝙋𝙤𝙞𝙘𝙝𝙚̀ 𝙖𝙫𝙚𝙫𝙖 𝙪𝙣 𝙙𝙞𝙨𝙥𝙚𝙧𝙖𝙩𝙤 𝙗𝙞𝙨𝙤𝙜𝙣𝙤 𝙙𝙞 𝙪𝙣 𝙤𝙘𝙘𝙝𝙞𝙤 𝙞𝙢𝙢𝙖𝙜𝙞𝙣𝙖𝙧𝙞𝙤 𝙘𝙝𝙚 𝙘𝙤𝙣𝙩𝙞𝙣𝙪𝙖𝙨𝙨𝙚 𝙖 𝙤𝙨𝙨𝙚𝙧𝙫𝙖𝙧𝙚 𝙡𝙖 𝙨𝙪𝙖 𝙫𝙞𝙩𝙖”.










