UNDINE – UN AMORE PER SEMPRE

Nella prima scena, seduti a un bar di Berlino, lui la sta lasciando, lei gli dice adesso devo lavorare ma fra mezz’ora ho una pausa, torno qui, tu mi aspetti e mi dici che mi ami, altrimenti dovrò ucciderti.
Nell’immagine, Undine al lavoro mentre spiega ai visitatori l’evoluzione urbanistica di Berlino.
Beh, questi i fatti raccontabili dei primi sì e no 10 minuti, poi succedono tante cose, accompagnate, con discrezione, dal concerto per clavicembalo di Bach e da Alessandro Marcello.
Anzi, in effetti, succedono poche cose, che però qui sono irraccontabili. Bisogna vederlo, questo gioiellino onirico tedesco.
Non proprio per tutti i palati, ma chi lo apprezzerà lo amerà molto.
Cercherò altri film del regista, Christian Petzold.

L’ANNO DEL DRAGONE

Ho rivisto dopo tanti anni “L’anno del dragone”.
Michael Cimino era davvero un grande, e Mickey Rourke era bellissimo, oltre che bravo, se pure un tantino gigione.
La storia è del solito poliziotto efficace ma che non rispetta le regole, che ha deciso di rifarsi del Vietnam prendendosela con le storiche camarille di Chinatown, rispetto alle quali tutti gli dicono che farebbe meglio a lasciare le cose come stanno.
Fin qui niente di originale.
Nemmeno è originale la storia d’amore con l’intraprendente reporter di origine cinese.
Nelle scene di azione Mickey Rourke si muove come un supereroe di quelli che le pallottole comunque sì e no lo sfiorano.
Intorno a lui, invece, cadono le persone più care, e così l’eroe diventa un eroe tragico.
“L’anno del dragone” arrivò cinque anni dopo quel capolavoro che fu “I cancelli del cielo”, i cui costi mandarono in rovina la casa di produzione, e solo per questo gli perdono il minuto finale, che posso immaginare imposto dalla produzione e che stona con tutto il film.
Cimino vale la pena vederlo tutto.

Oppenheimer

Andatelo a vedere.
L’ho visto in uno dei soli 4 cinema in Italia in cui c’è la proiezione a 70mm, ma la parte “grandiosa” del film è minima, si svolge in prevalenza in interni e in dialoghi.
Con quelle sovrapposizioni di tempi di cui Nolan è maestro e che qui sono semplicemente perfette.
Ho letto tutto quello che ho potuto leggere, capendoci forse il 5%, sui quanti, sul teorema di incompiutezza eccetera, e sono rimasto commosso dal vedere sullo schermo quell’insieme di cervelli dei primi cinquant’anni del ‘900, epoca che non credo abbia uguali nella storia della scienza.

La bomba, certo. La storia è storia, Oppenheimer fu a capo del progetto per realizzarla, erano tutti consapevoli che la probabilità che la reazione a catena della prima esplosione non si fermasse e distruggesse l’intero pianeta era vicina allo zero. Ma non era zero.
Fu convinto che fosse giusto usarla, si raccontò che così dopo non ci sarebbero state più guerre, e tuttavia fu poi perseguitato perchè sostenne la necessità di accordo contro la proliferazione del nucleare.

Scienza ed etica, politica e scienza, dilemmi inconciliabili eppure decisioni da prendere, questo è il cuore di questo film.
Nolan è stato capace di mostrare l’entusiasmo della squadra che ha raggiunto un risultato scientifico grandioso e nello stesso tempo di indurre il pensiero di chi guarda a quali sofferenze terribili subiranno i cittadini di due inermi piccole città giapponesi. Senza che vengano evocate. Questo fa un grande regista.
Da non mancare, su qualsiasi schermo.