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TÁR

Kate Blanchet ha preso numerosi e più che meritati premi per l’interpretazione della prima direttrice d’orchestra della Berliner philarmonica.
Il personaggio è di fantasia, chi è dentro all’ambiente dice che è facilmente riconoscibile una direttrice d’orchestra che, come Tar, è stata allieva di Bernstein e ha una figlia adottata con la compagna primo violino nella sua stessa orchestra.
Il tema del film è il potere e la capacità di manipolazione che offre, a chi ne è dotato, sulle vite delle persone che ha intorno.
Abbiamo così un campionario di glamour e spietatezza, nelle bellissime ambientazioni degli auditorium costruiti per la migliore fruibilità della musica classica.
Altro tema è la relazione fra la musica scritta e l’interpretazione. Qui la sceneggiatura ha dato del suo meglio: la quinta di Mahler già si presta a mille sfumature e gli accenni che vengono fatti durante le prove rendono al meglio le infinite possibilità espressive di un interprete.
Il massimo si raggiunge quando Tar, al pianoforte, mette in fila in dieci modi diversi, e di ognuno spiega il senso, quattro note di Bach e umilia il ragazzo che – insomma, se l’era proprio cercata – non può amare Bach in quanto espressione di maschilismo.
Il crescendo punitivo del finale lo avrei risparmiato.
Per chi ama la musica, di più se ama Mahlet, e per chi è attratto dall’esposizione delle dinamiche di potere. E Kate Blanchet, naturalmente, che da sola vale il film.